L’Intervista – Tarallo: “Vogliamo verità e giustizia piena sul caso Mastrogiovanni”

Pubblicato: 9 dicembre 2014 in L'intervista
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E’ iniziato il processo d’appello per il caso Mastrogiovanni. Il caso del Maestro più Alto del Mondo morto nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania è diventato di stretta attualità nazionale. Al processo di primo grado nella sentenza del 30 ottobre 2012 il primario Michele Di Genio è condannato alla pena complessiva di 3 anni e 6 mesi di reclusione; Rocco Barone, che dispose senza annotarla in cartella la contenzione, a 4 anni, stessa pena a Raffaele Basso; 3 anni ad Amerigo Mazza e a Anna Angela Ruberto, di turno la notte del 3 agosto 2009 durante la quale il cuore di Mastrogiovanni cessò di battere e si accorse del decesso sei ore dopo. Michele Della Pepa è condannato a 2 anni, con sospensione della pena. Per tutti l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. I dodici infermieri vengono invece assolti. Ne abbiamo parlato con Peppe Tarallo presidente del Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni.

E’ ripreso il Processo Mastrogiovanni. Ora si è passati a Salerno alla Corte d’Appello, cosa chiedete?

Ci aspettiamo verità e giustizia piene. Nel primo grado ci sono aspetti importanti che   definirei storici come l’aver dichiarato illecita e contro legge la contenzione e aver definito la stessa, per le modalità e il tempo per cui è durata, sequestro di persona e aver fatto discendere da questa la causa di morte. Per fortuna c’è una verità incontestabile e inoppugnabile costituita dal video e una relazione medico-legale ineccepibile e veritiera che durante il processo non è stata neanche scalfita dai tentativi della difesa di trovare cause … naturali o dipendenti da pregresse e preesistenti patologie di Franco, di tipo cardiaco, che comunque sarebbe stata aggravata e fatta precipitare dal regime di prolungata contenzione e dalla mancanza di cure mediche. Anzi in questo caso è mancata perfino la cura della persona lasciata agonizzare in un letto costretta ai quattro arti fino alla fine in giornate torride: altro che tortura e trattamento disumano! Inoltre non solo non gli è stato dato da bere né da mangiare per tutto il tempo (82 ore) ma le poche flebo fatte per idratarlo erano largamente e assolutamente insufficienti per la sua stazza, senza contare che quello che gli veniva somministrato per contenerlo anche farmacologicamente (nel suo caso si sono sommate due tipi di contenzione e i loro effetti combinati risultati letali) erano dosi ritenute durante il processo eccessive e non appropriate al caso. Di fronte a questo caso cosa possono chiedere i familiari di fronte a questo ‘trattamento’ del proprio congiunto? Cosa possono chiedere le parti civili di fronte al trattamento di un cittadino entrato in ospedale per essere ‘curato’ che ne esce morto, affinché casi del genere non si ripetano MAI PIU’? Tenendo conto che in questo reparto di un ospedale pubblico cui ogni giorno i cittadini si affidano con fiducia Mastrogiovanni non è stato affatto curato ma gli è stata inflitta una tortura che gli ha procurato la morte.                                                             Se questo è quello che chiediamo, a livello di processo dico, quello che temiamo è la prescrizione per cui chiediamo una conduzione ferma e serrata come ha fatto la dr.ssa Garzo in quello di 1° grado, contenendo i tempi e stroncando così qualsiasi tentativo dilatorio delle difese, visto che è l’unica arma che hanno.

In primo grado c’è stata la condanna dei medici e l’assoluzione degli infermieri. Come leggi la sentenza?

Ho più volte detto che le pene inflitte ai medici sono irrisorie perché, come è stato fatto rilevare efficacemente dagli avvocati di parte civili, e in particolare dall’avv. Valentina Restaino, queste sono le pene, e credo neanche il massimo, che il codice prevede per il maltrattamento di animali (oltretutto Franco è stato trattato peggio: ad un cane legato si dà almeno l’acqua in una ciotola e un po’ di mangiare). E se le riteniamo irrisorie non è per giustizialismo o sete di vendetta (personalmente ho scritto e detto che vorrei fossero condannati ad essere … buoni, buoni medici e buoni infermieri) ma niente affatto proporzionate alla gravità dei reati contestati e a loro imputati che hanno portato a morte un uomo. Quanto alla sentenza la riteniamo molto positiva e di valore storico senza precedenti perché è la prima volta che vengono sancite le illiceità e  illegittimità della contenzione giudicata sequestro di persona da cui si è fatta dipendere la morte del paziente, ma altrettanto, fin da subito, profondamente sbagliata, sia dal punto di vista umano che dell’etica professionale, per l’assoluzione degli infermieri. La motivazione è la stessa invocata sempre da chi giustifica la commissione di crimini dovuta  a un presunto obbligo di ‘dovere’ obbedire agli ordini di superiori: è una motivazione antistorica (ricorda la tesi dei nazisti),antimorale e contraria all’etica anche professionale, oltre che antigiuridica. Gli infermieri non sono servi senza diritti né doveri rispetto ai medici: essi sono collaboratori della funzione medica (non per niente oggi gli infermieri sono chiamati ‘paramedici’) e la deontologia professionale semmai obbliga al dovere di disobbedire o denunciare e segnalare certi ‘ordini’ ritenuti illeciti e non terapeutici. Questa tesi è stata ribadita e sostenuta, nella fase cautelare, sia dal Giudice del riesame che dalla Cassazione. E poi quale ordine, impartito da chi e quando?! L’ordine di contenere Mastrogiovanni non risulta annotato in cartella e quindi formalmente non impartito ed è stato eseguito approfittando della sua contenzione farmacologica (Franco è stato legato quando era sotto gli effetti dei farmaci ed era in uno stato di sonno e di incoscienza) e osservato ininterrottamente fino alla morte del paziente e si è protratto di turno in turno sia dei medici che dei paramedici.

Avete anche più volte chiesto, a partire dal caso Mastrogiovanni, l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento legislativo italiano. A che punto è l’iniziativa?

Il reato di tortura aspetta da oltre 25 anni di essere recepito nell’ordinamento da quando l’Italia ne ha sottoscritto l’impegno a livello internazionale e questo già la dice lunga su ciò che avviene e si tollera nel nostro paese, che è il paese di Beccaria e pretende di essere la patria del diritto. Ora finalmente c’è una proposta di legge a firma del sen. Manconi ed altri che è stata approvata già al Senato, uno dei 2 rami del Parlamento, quello che vogliono sopprimere o meglio trasformarlo in non elettivo e con altre competenze. Noi come Comitato, amici e familiari di Franco abbiamo parlato fin da subito di tortura o quanto meno di trattamento inumano e la stessa cosa gli altri comitati e familiari dei tanti morti nelle mani dello Stato. La nostra richiesta che appunto non è nuova si rinnova ora in un momento in cui comincia il processo d’appello e la proposta di legge è stata approvata al Senato e aspetta di essere approvata e confermata alla Camera dei deputati. L’introduzione di questo reato è una grande conquista di civiltà ed è (un atto) dovuto alle tante morti di Stato e deve servire ad evitarne altre e, qualora se ne dovessero verificare ancora, a punirle come meritano. Come cittadino e come Presidente del Comitato sono personalmente e particolarmente contento di come questo reato è stato formulato dal senatore Manconi che ha tenuto conto in questo del caso Mastrogiovanni -che per altro lui ha seguito e continua a seguire con attenzione e partecipazione non comuni- come degli altri casi di morte avvenuta e patita da persone che si trovavano nelle mani dello Stato, carceri o ospedali che fossero e comunque ad opera di ‘servitori’ dello Stato che così facendo hanno profondamente tradito. Finalmente il reato di tortura si configura non solo quando essa è finalizzata ad estorcere confessioni e segreti ma anche nella pratica quotidiana quando essa, a mio parere, è ancora più odiosa perché gratuita. Nel nostro primo comunicato stampa diramato a conclusione della prima udienza di appello abbiamo chiesto un’audizione per  consegnare alle commissioni e a ogni componente di esse il video della ‘tortura’ di Mastrogiovanni :il senatore Manconi -che presiede la Commissione Diritti Umani-  ha fatto sapere che saremo convocati quanto prima. Tanto per capirci, se fosse in vigore già questo reato, la pena prevista in questo caso sarebbe di 30 anni … una giusta pena e un ottimo deterrente per comportamenti simili.

Pochi giorni fa c’è stata la sentenza sul caso Cucchi che ha deciso di non decidere. Avete paura che possa succedere lo stesso per Mastrogiovanni?

La sentenza Cucchi ha allarmato tutti e tutta la società civile perché non è civilmente e moralmente accettabile una giustizia di Stato che si autoassolve. Il caso Cucchi, come quello di tanti altri, è di così palmare evidenza che ha spinto perfino il Presidente del Consiglio ad esprimere il suo sconcerto e sgomento. Bisogna dire però che la sentenza ultima è figlia di indagini e relazioni assolutorie e fuorvianti su cause e responsabilità della sua morte. Alla base e fondamento del processo Mastrogiovanni ci sono invece  una prova, anzi la prova provata, inoppugnabile e incontrovertibile, del video e la perizia medico-legale che non lasciano dubbio alcuno sulla causa della morte e sul comportamento e le responsabilità del personale sia medico che paramedico. Potranno continuare, le difese, a tentare di ribaltare la perizia (infatti sembra che abbiano chiesto una nuova autopsia a questo scopo ma, a mio parere, anche a scopo dilatorio, ché  è l’unica arma che gli rimane per salvare con la prescrizione i loro clienti) ma non potranno mai e poi mai ribaltare la verità del video che ci consegna l’immagine di Franco tranquillo, sereno e affabile (stringe la mano agli stessi infermieri che di lui poi non avranno nessuna pietà e cura),che viene sedato senza opporre resistenza e legato poi ai 4 arti durante la sedazione farmacologica; che viene abbandonato a se stesso in queste condizioni abbiette senza cura e senza essere né appropriatamente idratato e alimentato, senza un controllo minimo medico-infermieristico tanto che nessuno si accorgerà della sua morte, avvenuta nella notte, se non dopo ore quando ormai era giorno: quale perizia medico-legale potrà mai negare la stretta dipendenza della sua morte dalla contenzione prolungata dall’inizio fino alla fine, dall’assenza di cure o per cure sbagliate e inappropriate, dalla mancanza di idratazione e alimentazione, e dalla sua posizione allettata che non poteva non portare all’edema? Per questo dico che non temiamo sulla base degli atti e dei fatti nulla di simile ad altre sentenze di altri casi per sfortuna non assistiti da questo tipo di prove. Quello che temiamo, come ho detto, è la prescrizione che può essere favorita da manovre dilatorie laddove venissero consentite. E anche se abbiamo fiducia e stima nel collegio giudicante le esperienze della storia giudiziaria sulle morti di Stato ci mantengono preoccupati ma anche  vigili e allerta. Come abbiamo dimostrato siamo capaci, all’occorrenza, di muovere e mobilitare l’attenzione pubblica e dei mass-media. E ancor più abbiamo fiducia nei nostri avvocati che pur non di grido hanno dimostrato capacità e passione professionali e civili in questo processo e dalla presenza e sostegno delle associazioni costituitesi parte civile e di tutte quelle che in Italia e anche fuori di essa ci esprimono sostegno e solidarietà non comuni.

Chi era nella quotidianità Mastrogiovanni?

Franco Mastrogiovanni era nella vita un maestro, il ‘maestro più alto del mondo’  come avevano amato chiamarlo i suoi alunni, amante della buona lettura e dei buoni libri, colto, solitario quanto socievole ed affabile. Aveva avuto una militanza anarchica che lo vide coinvolto nel caso del delitto Falvella (di cui pochi giorni prima si era celebrato l’anniversario caduto il 7 luglio) e per questo processato, detenuto e assolto: per questo era rimasto sempre nel mirino e all’attenzione delle forze dell’ordine che nel ’99 (tornato da Bergamo dove aveva insegnato per anni) per futili motivi lo fermarono e aggredirono e fecero arrestare: condannato a Vallo della Lucania (il P.M. era lo stesso che, subentrato nel processo ha svolto la requisitoria contro Franco ed ha archiviato le denuncia di Comitato e familiari sulla vicenda del TSO) fu assolto e risarcito per l’ingiusta detenzione in appello a Salerno. Alcuni richiamano i suoi precedenti TSO (a mio parere altrettanto discutibili) e certi suoi momenti di sofferenza e di crisi ormai oggi tanto comuni quanto diffusi, soprattutto se teniamo conto del suo vissuto del carcere patito ingiustamente e anche degli stessi TSO subiti. Ma quale che fossero i suoi comportamenti e il suo carattere nulla giustifica né il TSO ultimo  né la tortura e la morte che gli sono stati inflitte. Sul frontespizio della sua cartella clinica era anche annotato che nell’ultima settimana “ha manifestato una recrudescenza sintomatologia caratterizzata da innalzamento del tono dell’umore, irascibilità, comportamenti aggressivi etero diretti e vagabondaggio” :chi ha dato queste informazioni? Perché è stata riportata una simile circostanza peraltro non veritiera? Comunque, anche se Franco non svolgeva militanza politica era rimasto uno spirito libero e libertario, ispirato dai suoi ideali anarchici tanto è che prima di consegnarsi nelle mani delle forze dell’ordine (e degli infermieri) che erano intervenute a catturarlo e ‘sequestrarlo’, quasi presago della sua fine (‘se mi portano a Vallo mi ammazzano’ aveva detto) intona canti anarchici e frasi di scherno verso il governo e lo Stato.

Quali iniziativa avete in cantiere come Comitato?

Familiari, Comitato e associazioni in occasione del primo comunicato stampa redatto a conclusione della prima udienza d’appello si sono impegnati a dar vita a tutte le iniziative che si riterranno opportune durante le fasi del processo sia per gli obiettivi strettamente processuali e sia per gli obiettivi ‘civili’ che abbiamo sempre detto e che sono riportati proprio nel testo del comunicato e a cui diamo la massima importanza affinché cose e casi simili non accadano MAI PIU’ . Il primo obiettivo civile e politico è quello di ottenere e convincere il Parlamento a votare e recepire definitivamente il reato di tortura. Altrettanta importanza è ottenere da Regioni e Stato quelle misure e norme che impediscano o rendano più difficile che si ripetano casi simili (nuove linee guida e norme che vietino esplicitamente la contenzione fisica, videosorveglianza nei reparti con obbligo di conservarla per 5 anni, accessibilità ai reparti di familiari e associazioni di volontariato, rispetto della dignità e libertà del paziente che non perde lo status di persona e cittadino una volta entrato in reparto, etc. si veda il comunicato che chiedo che pubblichiate).    Il Comitato non lascerà nulla di intentato per ottenere verità e giustizia piene affinché non accada MAI PIU’: solo così ci sentiremo di aver rispettato e onorato la morte di Franco, solo se la sua morte orribile e indegna non abbia a patirla nessuna altra persona.

L’intervista è tratta dall’ultimo numero di Buco1996-nei secoli a chi fedeli??? che potete leggere gratuitamente cliccando qui

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