Manifestiamo…Israele/Palestina: la catena dell’odio

Pubblicato: 19 novembre 2014 in Manifestiamo
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Geru­sa­lemme torna ad essere il cen­tro del con­flitto medio­rien­tale a dispetto dei tanti ana­li­sti e diret­tori di gior­nali che in que­sti anni hanno messo ai mar­gini la que­stione israelo-palestinese. Dopo la ten­sione e il san­gue di que­ste ultime set­ti­mane nella città santa, ieri lo scon­tro ha rag­giunto un nuovo picco poco dopo le 7 ora locale, quando due pale­sti­nesi di Jabal al Muka­ber sono entrati in un isti­tuto reli­gioso di Har Nof e hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco e d’ascia quat­tro israe­liani. Le vit­time, tutti rab­bini — Moshe Twer­sky, Aryeh Kupin­sky, Kal­man Zeev Levine e Avra­ham Shmuel Gold­berg (i primi tre cit­ta­dini sta­tu­ni­tensi, il quarto bri­tan­nico) — sta­vano pre­gando assieme ad altre decine di fedeli ebrei in un com­plesso reli­gioso nel rione orto­dosso sefar­dita di Har Nof, alle porte di Geru­sa­lemme. L’attacco, riven­di­cato sui social media dal Fronte popo­lare per la libe­ra­zione della Pale­stina (Fplp), ha gene­rato rab­bia e sde­gno tra gli israe­liani, con imme­diati riflessi nelle strade dove la ten­sione è cre­sciuta con il pas­sare delle ore. Un pale­sti­nese ha denun­ciato di essere stato aggre­dito e accol­tel­lato ad una gamba da tre israeliani.

A poco sono ser­vite le parole del pre­si­dente pale­sti­nese Abu Mazen che ha con­dan­nato «l’uccisione dei fedeli ebrei a Geru­sa­lemme e di altri civili ovun­que essi siano». Il pre­mier israe­liano Neta­nyahu ha preso di mira pro­prio lui ed Hamas. L’attentato, a suo avviso, «è stato una con­se­guenza diretta del loro inci­ta­mento». Un inci­ta­mento, ha aggiunto, «che la comu­nità inter­na­zio­nale ha irre­spon­sa­bil­mente igno­rato». Neta­nyahu ha poi con­vo­cato una riu­nione d’emergenza con i respon­sa­bili alla sicu­rezza, avver­tendo che Israele rea­girà dura­mente. Ad essere col­pite per prime sono state le fami­glie degli atten­ta­tori, i cugini Ghas­san e Oday Abu Jamal. La poli­zia ha arre­stato 12 parenti dei due pale­sti­nesi. La scorsa notte era attesa la demo­li­zione delle loro abi­ta­zioni in un clima esplo­sivo in cui per ore si sono scon­trati doz­zine di gio­vani e la poli­zia anti­som­mossa israe­liana. Nove i con­tusi, una doz­zina gli arrestati.

Har Nof è un sob­borgo di Geru­sa­lemme dove vivono in pre­va­lenza ebrei orto­dossi. I suoi palazzi ospi­tano nume­rosi isti­tuti reli­giosi e nelle sue strade si incon­trano stu­denti ed inse­gnanti dei col­legi rab­bi­nici. L’attacco è avve­nuto men­tre si reci­ta­vano le pre­ghiere nella sina­goga Kehi­lat Bnei Torah. Uno degli atten­ta­tori, ha rife­rito un testi­mone, è entrato urlando e ha comin­ciato a spa­rare colpi con una pistola. Pochi secondi dopo è entrato il secondo bran­dendo un col­tello e una ascia e ha ini­ziato a col­pire chi aveva davanti. L’attacco è andato avanti per alcuni minuti sino a quando non è inter­ve­nuta la poli­zia che ha cir­con­dato la sina­goga e ha ucciso i due pale­sti­nesi. Altri testi­moni hanno rac­con­tato che alcune vit­time avreb­bero avuto parte degli arti ampu­tati durante l’assalto. Le tele­vi­sioni locali hanno man­dato in onda per tutto il giorno le imma­gini con le quat­tro vit­time ancora avvolte nel pro­prio tal­led, il manto rituale delle pre­ghiere ebrai­che. E per quasi tutto il giorno la folla si è accal­cata fuori dalla sina­goga. Molti hanno chie­sto con insi­stenza le dimis­sioni del mini­stro della sicu­rezza Yitz­hak Aha­ro­no­vich. Altri, infu­riati, hanno invo­cato ven­detta al grido di «morte agli arabi».

La con­danna di Abu Mazen non basta a Neta­nyahu. Il pre­mier israe­liano, ha biso­gno di far sen­tire quella “mano pesante” che ha minac­ciato di usare subito dopo l’attentato. Durante il discorso alla nazione in diretta tv che ha pro­nun­ciato ieri sera al ter­mine della riu­nione del gabi­netto di sicu­rezza, il primo mini­stro ha sot­to­li­neato che quella che lui ed il suo governo stanno com­bat­tendo è una bat­ta­glia per Geru­sa­lemme «la nostra capi­tale eterna…quello che ci occorre è la coe­sione nazio­nale». Un rife­ri­mento alle divi­sioni nel suo governo, che vacilla in que­sti giorni non solo per l’economia ma anche per il nuovo pro­getto di legge volto a dichia­rare Israele «Stato della nazione ebraica». I mini­stri in appa­renza più mode­rati, come quella della giu­sti­zia Tzipi Livni, mal dige­ri­scono l’approccio sem­pre più con­flit­tuale del pre­mier nei con­fronti di Abu Mazen, accu­sato ormai quo­ti­dia­na­mente di fomen­tare la vio­lenza con i suoi appelli alla difesa della Spia­nata delle moschee. Una tesi peral­tro smen­tita ieri pro­prio dal capo dello Shin Bet (ser­vi­zio sicu­rezza interna). Abu Mazen non fomenta il ter­ro­ri­smo, «nem­meno sot­to­banco, non è nel suo inte­resse», ha detto Yoram Cohen inter­ve­nendo ai lavori della Com­mis­sione esteri e difesa della Knes­set. Cohen ha anche riba­dito che i blitz degli ultra­na­zio­na­li­sti israe­liani sulla Spia­nata delle moschee di Geru­sa­lemme infiam­mano il clima e inne­scano forti tensioni.

Dove si indi­riz­zerà la rea­zione di Neta­nyahu, deciso a sod­di­sfare le pres­sioni dei mini­stri più radi­cali per una rispo­sta duris­sima con­tro i pale­sti­nesi, era uno degli inter­ro­ga­tivi che tanti si pone­vano ieri. Nes­suno crede che la “mano pesante” del pre­mier si limi­terà alle demo­li­zioni delle case degli atten­ta­tori o alla pro­ba­bile crea­zione di posti di blocco della poli­zia all’interno di Geru­sa­lemme Est, ossia agli ingressi di alcuni quar­tieri pale­sti­nesi come Jabal Mukha­ber, Bet Hanina, Issa­wiya e altri ancora. Oltre a pren­dere di mira l’Anp è pos­si­bile che la rea­zione si indi­rizzi anche verso la Stri­scia di Gaza, dove dal 26 ago­sto è in vigore un ces­sate il fuoco pre­ca­rio al quale non sono mai seguiti, con­tro gli accordi presi, nuovi nego­ziati israelo-palestinesi. Ieri, ne ha par­lato anche Neta­nyahu nel suo discorso, Hamas si è feli­ci­tato per l’attentato a Geru­sa­lemme e i suoi atti­vi­sti (e del Fplp) hanno distri­buito dolci e cara­melle nelle strade. Secondo il por­ta­voce del movi­mento Mushir al-Masri «si è trat­tato di una ven­detta eroica e rapida per l’esecuzione di Yusuf al-Rumani», il con­du­cente di auto­bus pale­sti­nese tro­vato dome­nica sera morto a Geru­sa­lemme e che per la fami­glia e i pale­sti­nesi è stato tor­tu­rato e ucciso dalla estre­mi­sti israeliani.

Michele Giorgio

Fonte: Il Manifesto

 

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