Manifestiamo…Maltempo, arriva lo stato di emergenza e una deroga al patto di stabilità

Pubblicato: 18 novembre 2014 in Manifestiamo
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Dopo lun­ghi giorni di attesa il governo dichia­rerà lo stato di emer­genza per le allu­vioni che hanno col­pito Ligu­ria (dove ci sono cen­ti­naia di fami­glie sfol­late e di per­sone iso­late), Emi­lia Roma­gna (oltre mille sfol­lati), Toscana, Lom­bar­dia e Pie­monte (col­pito l’alessandrino). «Lo faremo nel pros­simo con­si­glio dei mini­stri» ha annun­ciato ieri il sot­to­se­gre­ta­rio alla pre­si­denza del Con­si­glio Gra­ziano Del Rio in visita a Genova e a Milano con il capo della Pro­te­zione Civile Franco Gabrielli. Per gli enti locali col­piti da cala­mità il governo inse­rirà una «clau­sola favo­rente» nel patto di sta­bi­lità per per­met­tere l’uso di un miliardo di euro, I primi can­tieri par­ti­ranno nel 2015. Pro­po­ste che sono state salu­tate con favore dall’Anci.

In una let­tera inviata al pre­si­dente del con­si­glio Mat­teo Renzi, il pre­si­dente dell’associazione dei comuni Piero Fas­sino ha chie­sto la messa in sicu­rezza dei ter­ri­tori col­piti dal mal­tempo del 10–14 otto­bre scorsi e il rin­vio delle rate in sca­denza dei mutui con­tratti con la Cassa depo­siti e prestiti.

«Il patto di sta­bi­lità non sarà un pro­blema per i comuni col­piti» ha assi­cu­rato Del­rio al ter­mine di un incon­tro con il gover­na­tore ligure Bur­lando e i sin­daci delle zone più col­pite. «Uno stato dev’essere a fianco che ripri­sti­nano la sicu­rezza dei cit­ta­dini. Le leggi esi­stono ma prima viene la sicu­rezza delle per­sone». Inter­venti che vanno incon­tro alle esi­genze del sin­daco di Genova Marco Doria secondo il quale si «potrebbe spen­dere di più se non ci fosse il patto di sta­bi­lità. Non siamo in bol­letta ma fac­ciamo una fatica bestiale».

Il sin­daco di Milano Giu­liano Pisa­pia ha ipo­tiz­zato di dirot­tare i fondi per le vie d’acqua per risol­vere l’emergenza idro­geo­lo­gica «in via defi­ni­tiva». Ver­rebbe rea­liz­zata solo la parte indi­spen­sa­bile per met­tere in sicu­rezza il sito di Expo 2015. Con­fer­mato lo stan­zia­mento di 80 milioni per il Seveso a cui si aggiun­gono ai venti stan­ziati dal Comune di Milano.

Per il Movi­mento 5 Stelle la dichia­ra­zione dello stato di emer­genza è tar­divo. Serve invece un decreto che sta­bi­li­sca un pac­chetto di inter­venti com­ples­sivo con­tro il dis­se­sto. «Il vero schifo – ha scritto su face­book il vice­pre­si­dente della Camera Luigi Di Maio (M5S) — è che il governo uti­lizza le norme di urgenza per met­tere in calen­da­rio alla Camera il Jobs act che non pro­durrà nuovi posti di lavoro. Men­tre se ne frega alta­mente di por­tare in Aula subito un decreto legge sulle zone allu­vio­nate». Aggres­sivo Mat­teo Sal­vini della Lega che, tra l’altro, chiede un’esenzione fiscale di tre anni per i mille sfol­lati emi­liani. Una stima dei danni l’ha fatta la Cna: 400 milioni di euro, anche se il conto defi­ni­tivo potrà essere fatto solo il pros­simo anno. Anche in que­sto caso viene chie­sta l’esenzione fiscale per le Pmi col­pite dal disastro.

L’unità di mis­sione ha sbloc­cato com­ples­si­va­mente 2,3 miliardi di euro. Per i comuni allu­vio­nati ver­ranno inol­tre accesi mutui per 3 miliardi di euro a tasso zero. Com­ples­si­va­mente i fondi stan­ziati saranno 9 miliardi, di cui due in cassa, oltre a inve­sti­menti per il 2014–2020 che per­met­te­ranno di aprire «7 mila can­tieri con 150–200 mila posti di lavoro» sostiene il sot­to­se­gre­ta­rio alle Infra­strut­ture e capo della strut­tura di mis­sione «Ita­lia­si­cura» Era­smo De Angelis.

Dopo lo scon­tro con le regioni sui con­doni appro­vati dai governi nel corso degli ultimi anni, l’esecutivo si preso le sue respon­sa­bi­lità ma è attento a distin­guersi dai suoi pre­de­ces­sori: «Ci sono 25 stati di emer­genza. Ci tro­viamo a dovere recu­pe­rare 30 anni di ritardo» ha scritto su twit­ter Del­rio. La solu­zione sarebbe lo «Sblocca Ita­lia», anche se la pre­vi­sta dere­gu­la­tion sulle grandi opere rischia di aggra­vare il male, non curarne le cause.

Per il gover­na­tore veneto, il leghi­sta Luca Zaia il governo «deve libe­rare dai vin­coli del patto i fondi per la sicu­rezza e anti-dissesto». Gli ha fatto eco il gover­na­tore lum­bard Roberto Maroni: i tagli nella legge di sta­bi­lità impe­di­scono alla Lom­bar­dia di risar­cire i danni cau­sati dalle allu­vioni di luglio. La regione non ha i soldi a causa dei tagli nella legge di sta­bi­lità. «Più di 5,5 milioni non ci daranno – pre­vede — e i danni sono stati cal­co­lati in 88 milioni». Il pre­si­dente della Con­fe­renza delle Regioni Ser­gio Chiam­pa­rino si è detto sod­di­sfatto delle deci­sioni del governo , ma anche lui ha chie­sto di tenere fuori dal patto di sta­bi­lità «tutti gli inve­sti­menti per fare prevenzione».

Gli enti locali hanno già otte­nuto dal governo un allen­ta­mento da un miliardo e l’esclusione di nuovi tagli ai tra­sfe­ri­menti diretti. Ma per otte­nere uno sconto sugli obiet­tivi del patto di sta­bi­lità, cioè il prin­ci­pale stru­mento di con­trollo con­tro lo sfo­ra­mento del limite del 3% nel rap­porto debito/pil impo­sto dalla Ue, dovranno impe­gnarsi a riscuo­tere i loro crediti.

Uno stu­dio di Real-Sintesi/Sole 24 ore ha dimo­strato che l’allentamento del patto di sta­bi­lità potrebbe essere vani­fi­cato, soprat­tutto al centro-Sud. Chi meno incassa da tasse e tariffe, non potrà inve­stire le risorse «allen­tate». Lo stesso pro­blema potrebbe pre­sen­tarsi per i comuni vir­tuosi dopo due anni.

Roberto Ciccarelli

Fonte: Il Manifesto

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