Manifestiamo…Il “passo in più” di Draghi

Pubblicato: 7 novembre 2014 in Manifestiamo
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Mario Dra­ghi fa “un passo in più” verso nuove misure della Bce per ria­ni­mare l’economia, l’Ocse chiede aper­ta­mente all’Eurotower di attuare un quan­ti­ta­tive easing mone­ta­rio, l’Fmi fa auto­cri­tica per aver difeso la ridu­zione dei defi­cit in modo “pre­ma­turo” dal 2010, solo due anni dopo il fal­li­mento di Leh­man Bro­thers, che ha dato il via alla grande crisi, che dal mondo indu­stria­liz­zato ha ormai con­ta­giato anche gli emer­genti. Due giorni dopo le nere pre­vi­sioni d’autunno della Com­mis­sione, che ha rivi­sto al ribasso le pro­spet­tive di cre­scita dei paesi Ue e della zona euro in par­ti­co­lare, il pre­si­dente della Bce ha dichia­rato ieri che il board è stato “una­nime” sulla pos­si­bi­lità di atti­vare “stru­menti non con­ven­zio­nali se per­mane la bassa infla­zione”. Dra­ghi ha for­zato la mano alla “fronda” dei fau­tori dell’ortodossia mone­ta­ria, coa­gu­lata da Jens Weid­mann della Bun­de­sbank (da 7 a 10 mem­bri del con­si­glio della Bce su 24)? Il pre­si­dente ha sot­to­li­neato che “non c’è una linea di demar­ca­zione deli­mi­tata tra nord e sud” nella Bce, per smen­tire le voci sui forti dis­sensi interni, anche se ha ammesso “diver­genze”, una “cosa nor­male”, come suc­cede alla Fed, in Gran Bre­ta­gna o in Giap­pone. Dra­ghi ha ripe­tuto l’affermazione che, nella con­fe­renza stampa del 4 set­tem­bre scorso, aveva fatto sal­tare sulla sedia gli “orto­dossi”: il bilan­cio della Bce con­ti­nuerà ad ampliarsi fino ai livelli dell’inizio del 2012 (quando aveva toc­cato i 3,02 tri­liardi di euro). Cioè, la Bce – ma solo “se neces­sa­rio” – immet­terà mille miliardi sul mer­cato, con acqui­sti di obbli­ga­zioni garan­tite dall’emittente, con le car­to­la­riz­za­zioni Abs e altra liqui­dità con i Tltro. I tassi di inte­resse restano al minimo sto­rico, lo 0,05%. Que­ste infor­ma­zioni sono state accolte con sol­lievo dai mer­cati e l’euro sul dol­laro è al livello più basso dal 2008.

La Bce aspet­terà per met­tere in opera la poli­tica dovish, acco­mo­dante, se con­sta­terà che le misure in atto finora non si rive­le­ranno effi­caci. Ma tutto dice che ria­ni­mare l’economia della zona euro non sarà com­pito facile. Le pre­vi­sioni d’autunno della Com­mis­sione, con pro­spet­tive rivi­ste al ribasso rispetto al mag­gio scorso anche per la Ger­ma­nia, aveva già get­tato il gelo all’inizio della set­ti­mana. Per la Com­mis­sione l’economia della zona euro resterà in crisi nel 2015, anche se dovrebbe evi­tare di cadere in defla­zione. Quest’anno, il pil a 28 salirà dell’1,3% e solo dello 0,8% per la zona euro. Pic­colo fre­mito nel 2015, con rispet­ti­va­mente +1,5% per i 28 e +1,1% per i 18 della moneta unica. “La fidu­cia è infe­riore rispetto alla scorsa pri­ma­vera”, ha spie­gato la Com­mis­sione, che pero’ attri­bui­sce la colpa agli altri, soprat­tutto al ral­len­ta­mento delle eco­no­mie emer­genti. Bru­xel­les non rimette in causa l’austerità. Anzi. I paesi che pen­sano di potersi eman­ci­pare un po’ dal cor­setto dei para­me­tri, sono stati richia­mati all’ordine dalla Ger­ma­nia. Parigi e Roma hanno difatti rice­vuto indi­ret­ta­mente una let­tera da Ber­lino — spe­dita al nuovo com­mis­sa­rio agli affari mone­tari Pierre Mosco­vici, a Pier Carlo Padoan per la pre­si­denza seme­strale ita­liana, a Jyrki Katai­nen e a Jeroen Dijs­sel­bloem, pre­si­dente dell’Eurogruppo — che chiede a Bru­xel­les di raf­for­zare i con­trolli sugli stati che non rispet­tano le regole. La let­tera, spe­dita il 20 otto­bre, è fir­mata da Wol­fgang Schäu­ble, mini­stro tede­sco delle finanze, e anche dal social­de­mo­cra­tico Sig­mar Gabriel, respon­sa­bile dell’economia nel governo Merkel.

La Ger­ma­nia ral­lenta, l’Italia affoga e la Fran­cia è con­si­de­rata l’ “uomo malato” d’Europa, men­tre la nuova Com­mis­sione si con­gra­tula per i miglio­ra­menti in Gre­cia e in Spa­gna, paesi annien­tati dall’austerità, dove la disoc­cu­pa­zione imper­versa. Hol­lande è arri­vato ieri a metà man­dato. E’ andato in tv per cer­care di spie­gare come mai, mal­grado i 41 miliardi di sgravi con­cessi alle imprese, ci sono 500mila disoc­cu­pati in più da quando è entrato all’Eliseo (ormai 3,5 milioni, cifra che supera i 5 se si con­si­de­rano coloro che hanno lavo­rato qual­che ora) e i defi­cit sfo­re­ranno alla grande i para­me­tri (4,5% nel 2015, 4,7% nel 2016). La Fran­cia è in ebol­li­zione, con varie cate­go­rie pro­fes­sio­nali sca­te­nate con­tro qual­siasi ten­ta­tivo di riforma. Gli ultimi a mani­fe­stare sono stati gli agri­col­tori, mer­co­ledi’. Non vogliono sen­tir par­lare di misure di limi­ta­zione nell’uso dei nitrati in zone “vul­ne­ra­bili” (Bru­xel­les ha di nuovo punito la Fran­cia per non rispetto della diret­tiva del 1991), hanno già otte­nuto l’abolizione dell’eco-tassa (sul tra­sporto via camion) e il ver­sa­mento anti­ci­pato delle sov­ven­zioni della Pac. Ma la rab­bia non cala: ton­nel­late di letame river­sate di fronte alle Pre­fet­ture, assalti vio­lenti ad edi­fici pub­blici e all’arredo urbano, a Nan­tes per­sino mal­trat­ta­menti con­tro le nutrie “nocive, come la mini­stra Ségo­lène Royal e gli eco­lo­gi­sti”, la gior­nata di mer­co­ledì è stata di fuoco.

Anna Maria Merlo

Fonte: Il Manifesto

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