Manifestiamo…Bruxelles, il segreto di Pulcinella

Pubblicato: 24 ottobre 2014 in Manifestiamo
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Bar­roso, fosse per lui azzan­ne­rebbe. Voleva farlo mer­co­ledì, con tanto di richiamo uffi­ciale e inti­ma­zione di por­tare il taglio del defi­cit allo 0,6% invece che allo 0,1% come da ita­lica legge di sta­bi­lità. E’ stato fer­mato da Angela Mer­kel, per inter­po­sto Katai­nen. Si sa che il sacer­dote fin­lan­dese del rigore quando parla Frau Angela se non scatta poco ci manca. La let­tera è arri­vata, ma in forma ammor­bi­dita e inter­lo­cu­to­ria. Ma quanto poco si sia rab­bo­nito Bar­roso lo si è capito ieri, quando il pre­si­dente uscente della Com­mis­sione è sbot­tato pub­bli­ca­mente pren­den­do­sela con il governo ita­liano per aver dif­fuso una mis­siva sulla quale pur cam­peg­giava la dici­tura «Stret­ta­mente con­fi­den­ziale». La Com­mis­sione, ha rug­gito, «non è favo­re­vole alla pub­bli­ca­zione di docu­menti». Renzi gli ha rispo­sto per le rime, con uno dei suoi amati cinguettii:

«Pub­bli­che­remo tutte le let­tere e soprat­tutto tutti i dati eco­no­mici dei palazzi di Bru­xel­les». A viva voce l’italiano rin­cara: «Sono stu­pito che Bar­roso sia sor­preso. La let­tera era già stata pub­bli­cata dal Finan­cial Times e da un impor­tante quo­ti­diano ita­liano. Penso che in Europa sia finito il tempo delle let­tere segrete». E’ una posi­zione “gril­lina”, ma anche sacro­santa, che rivela quanto Renzi sia con­sa­pe­vole di doversi gio­care la par­tita equi­li­brando la fles­si­bi­lità con il muso duro. La linea di Bar­roso e dei fal­chi porta dritta al com­mis­sa­ria­mento, dun­que alla morte poli­tica di Mat­teo Renzi. La sola carta vin­cente che il pre­mier ita­liano può gio­carsi è far capire all’Europa che lui è deciso a pun­tare i piedi, con tutti i rischi che ciò com­porta. E’ l’atteggiamento che aveva annun­ciato mer­co­ledì al Senato: «Ricor­da­tevi che se noi abbiamo biso­gno dell’Europa l’Europa ha altret­tanto biso­gno di noi». E’ la linea che ha spinto Angela Mer­kel e Katai­nen a raf­fred­dare i bol­lori di Bar­roso. La ver­sione “addol­cita” del richiamo, infatti, per il governo ita­liano è tol­le­ra­bile, tanto che Renzi, con la sua ado­ra­zione per la spa­val­de­ria, la liquida come un bru­sco­lino nell’occhio: «Stiamo par­lando di una dif­fe­renza di uno o due miliardi. Pos­siamo met­terli anche domat­tina. Uno sforzo pic­co­lis­simo». In realtà le cose non sono così facili. La let­tera, fir­mata da Katai­nen e indi­riz­zata al mini­stro Padoan, è dav­vero solo un «primo richiamo» ma non è mor­bi­dis­sima. Defi­ni­sce i conti ita­liani «una signi­fi­ca­tiva devia­zione» dal per­corso fis­sato. Ricorda che così «si vio­le­reb­bero» gli impe­gni «richie­sti dal brac­cio pre­ven­tivo del patto di sta­bi­lità e cre­scita». Reclama delu­ci­da­zioni sul «man­cato rispetto del Patto di Sta­bi­lità per il 2015».

Soprat­tutto chiede di sapere come «l’Italia possa assi­cu­rare il pieno rispetto degli obbli­ghi nelle poli­ti­che di bilan­cio pre­vi­sti per il 2015». E lo vuole sapere subito: i chia­ri­menti «devono arri­vare entro il 24 ottobre».

Arri­ve­ranno oggi stesso, ed è sin troppo facile pre­ve­dere cosa rispon­derà il governo ita­liano. Da un lato Padoan tor­nerà a segna­lare i due «ele­menti con­giun­tu­rali» che deter­mi­nano una «situa­zione ecce­zio­nale», tale dun­que da giu­sti­fi­care il man­cato rispetto dei ter­mini anche ai sensi delle norme euro­pee: i tre anni con­se­cu­tivi di reces­sione e una fase che, tanto per ecce­dere in under­sta­te­ment, verrà defi­nita «ai limiti della defla­zione». Dall’altro riven­di­cherà le riforme già por­tate a ter­mine, in par­ti­co­lare quella del lavoro, e si impe­gnerà a pro­ce­dere e ad acce­le­rare sulla stessa strada. Né più né meno di quello che aveva chie­sto que­sta estate a quattr’occhi Dra­ghi a Renzi, met­tendo per la prima volta aper­ta­mente in campo il com­mis­sa­ria­mento come alter­na­tiva. A rin­for­zare la posi­zione del governo ita­liano accor­rono le isti­tu­zioni pre­po­ste, Ban­ki­ta­lia e il Qui­ri­nale, e certo non stu­pi­sce che in un momento simile fac­ciano qua­drato. Ban­ki­ta­lia pro­muove: «Data l’eccezionale durata e pro­fon­dità della reces­sione, le scelte del Governo appa­iono motivate».

Napo­li­tano mette da parte l’irritazione esplosa quando si era visto reca­pi­tare una legge di bilan­cio non vidi­mata dalla Ragio­ne­ria dello Stato, per la prima volta dal 1994, e con­tro­firma disci­pli­na­ta­mente. L’incognita resta il ver­detto dell’Europa. Con Bar­roso non ci sarebbe scampo, ma la linea di Junc­ker è diversa anche se certo non oppo­sta. La let­te­rina è arri­vata anche ad Austria, Slo­ve­nia e Malta. Ma soprat­tutto è arri­vata alla Fran­cia, ed è un punto di forza per Renzi. Che arrivi un sema­foro verde è comun­que un mirag­gio. Ma l’ipotesi che si richieda una cor­re­zione misu­rata, un taglio del defi­cit del 0,25 o dello 0,35%, è invece rea­li­stica. Però tanto gra­ziosa con­ces­sione verrà pro­ba­bil­mente accom­pa­gnata da moniti ulti­ma­tivi su quanto l’Italia dovrà fare l’anno pros­simo. Renzi se la ven­derà come un trionfo: potrebbe essere il pro­logo di una nuova e pesan­tis­sima mazzata.

Andrea Colombo

Fonte: Il Manifesto

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