Bologna, contro il Codice Etico dell’UniBo

Pubblicato: 22 ottobre 2014 in Notizie e politica
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Pochi giorni fa è arrivata la proposta, da parte del “Magnifico” Rettore Ivano Dionigi, di una revisione del codice etico dell’Alma Mater già in vigore dal 2006.

Dietro alquanto finte declamazioni sulla libertà di pensiero e sull’uguaglianza tra studenti e corpo universitario, si celano in realtà proposte sanzionatorie per chiunque osi ledere l’immagine della nostra università.

Un codice etico che ci trasmetta incoerenza e ipocrisia, un codice etico che obbliga gli studenti e le studentesse a comportarsi da burattini nelle mani di un Rettore che si preoccupa solamente di mantenere alto il prestigio e la reputazione di un’università che ora più che mai si dimostra un’università azienda e che cerca di reprimere chi mostra dissenso al suo interno.

“Caro” Rettore, ci chiedi di mostrare collaborazione e di adempiere diligentemente ai nostri doveri, ci chiedi di rispettare la dignità umana e di rifiutare ogni discriminazione ingiusta… Noi vogliamo chiederti invece perché allora tu non sei il primo a farlo?

Ancora una volta questo codice puzza di perbenismo e falso moralismo, sopratutto scritto da chi, seduto comodo sulla sua poltrona, guarda ai problemi degli studenti dall’alto della sua finestra senza mai affacciarsi completamente, senza mai prendere posizione o parola, se non con comunicati ufficiali in cui si chiede di punire chi mostra dissenso.

Come puoi parlare di dignità umana quanto migliaia di studenti e studentesse sono costretti ad abbandonare l’università, a vivere in sgabuzzini indecenti a causa degli affitti troppo alti o in studentati fatiscenti che crollano a pezzi, a non permettersi nemmeno un pranzo in mensa perché costa quanto un ristorante?

Come puoi parlarci di esplorazione intellettuale e perseguimento della conoscenza quando sono in pochi a potersi permettere libri universitari e non?

Come puoi scrivere che i privati non devono avere interessi economici riguardo l’università o che le risorse debbano essere utilizzate “in maniera responsabile e diligente in modo da poter giustificare le spese” quando sappiamo che in accordo con enti private e pubbliche volete svendere la maggior parte degli edifici di patrimonio pubblico e collettivo di via Zamboni?

Questo codice, che suona in realtà più come una minaccia con il tentativo di zittirci sui problemi che riscontriamo ogni giorno dentro le nostre facoltà, non ci intimorisce per niente, non ci farà cambiare idea né tanto meno ci farà perdere la voglia di lottare, di esprimere il nostro parere, che sia sui muri, sui social network o per strada.

Non abbiamo timore di distruggere un’immagine costruita sulle sofferenze degli studenti e delle studentesse solo per farti fare bella figura con i tuoi colleghi, sceriffi e speculatori.

Se per il Rettore “ledere l’immagine dell’Alma Mater” significa parlare dei problemi e delle necessità degli studenti e risolverli con la lotta, allora noi continueremo a farlo, e non ci sarà codice che ci potrà fermare.

Dillo all’Alma Mater!

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