Manifestiamo…Un’intera città difende Ast: “Con voi fino all’ultimo bullone”

Pubblicato: 18 ottobre 2014 in Manifestiamo
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“Noi con voi, fino all’ultimo bul­lone”. Fra i mille stri­scioni che scor­rono nell’interminabile cor­teo che attra­versa Terni, quello delle mogli e delle com­pa­gne degli ope­rai Ast è il più bello. Stringe, ed esalta, i legami fami­liari in una città dove tutti hanno un parente che lavora nelle accia­ie­rie. Regala, allo stesso tempo, un mes­sag­gio di spe­ranza all’intero movi­mento ope­raio. Lo fa con parole for­te­mente sim­bo­li­che, men­tre le fab­bri­che con­ti­nuano a chiu­dere e la soli­tu­dine dei cas­sin­te­grati e dei licen­ziati si dif­fonde come un virus per tutto il paese. Una malat­tia, la depres­sione, di fronte alla quale l’ottimismo arti­fi­ciale di Mat­teo Renzi è inu­tile, fasti­dioso, anche dannoso.

La civile com­po­stezza di una piazza che difende la sua accia­ie­ria, la fab­brica che dà lavoro a cin­que­mila fami­glie in una città di poco più di 100mila abi­tanti, non viene certo ferita da alcuni fischi che accom­pa­gnano gli inter­venti di Luigi Ange­letti e della stessa Susanna Camusso. Col­pe­voli anche loro, agli occhi di una mino­ranza dei mani­fe­stanti, di non difen­dere a suf­fi­cienza gli Acciai Spe­ciali Terni e i suoi 130 anni di sto­ria. Un pic­colo para­dosso – almeno qui lavo­ra­tori e sin­da­cati sono com­patti nella pro­te­sta – rispetto all’enorme non­sense di uno sta­bi­li­mento con pro­du­zioni di alta gamma nelle mani di una mul­ti­na­zio­nale che ha abban­do­nato quel set­tore. Così come sta facendo il governo ita­liano con l’intero com­parto side­rur­gico della peni­sola, dall’Ilva di Taranto alle Accia­ie­rie di Piombino.

A Thys­sen Krupp, che assi­cura di voler restare in Ast almeno fino al 2020 ma al tempo stesso dà il via a un (non) piano indu­striale fatto di 550 licen­zia­menti (il 20% degli addetti), della chiu­sura di uno dei due forni fusori, della can­cel­la­zione del con­tratto inte­gra­tivo e dello stran­go­la­mento già in atto del vasto indotto col­le­gato alle accia­ie­rie, con­ver­rebbe ini­ziare a riflet­tere. Anche al di là del coro “Chi non salta tede­sco è”, ci sono 15, 20mila mani­fe­stanti in cor­teo, e altret­tanti ai lati delle strade e affac­ciati alle fine­stre. Non c’è un nego­zio aperto o quasi, e a sfi­lare da via Brin a piazza della Repub­blica ci sono anche gli avvo­cati e i poli­ziotti del Silp Cgil. Manca solo Confindustria.

In una ver­tenza così gene­ra­liz­zata, le bugie hanno le gambe più corte del solito: “In fab­brica il costo del lavoro non supera il 7% — ricorda un ope­raio – eppure Thys­sen Krupp vuole che i 100 milioni l’anno di cosid­detti ‘risparmi’ arri­vino in mas­sima parte dal nostro lavoro e dai nostri salari”. Die­tro lo stri­scione del Con­si­glio delle Rsu Ast sfi­lano i Vigili del Fuoco, lavo­ra­tori della Coop e della Conad, migliaia di stu­denti, insieme ai loro pro­fes­sori, che rit­mano il coro “Non chiu­dete l’acciaieria”. C’è la sto­rica Curva Est della Ter­nana, ora “Curva Ast”, che ha affisso stri­scioni di soli­da­rietà allo sta­dio Libe­rati, dove anche l’allenatore Atti­lio Tes­ser si è speso in difesa della fab­brica. Ci sono anche gli stri­scioni della Società delle Fucine — “45 esu­beri su 204” — e della Fiom dell’(ex) Anto­nio Mer­loni, che di licen­ziati ne ha addi­rit­tura 700. Nel silen­zio dei media nazionali.

La que­stura parla di “par­te­ci­pa­zione impo­nente”. E bel­lis­sima. Ci sono i gon­fa­loni dei comuni umbri e della Regione. Anche se, fiu­tando l’aria, nes­sun poli­tico isti­tu­zio­nale sale sul palco a par­lare. Lo fanno invece gli stu­denti e gli ope­rai, applau­di­tis­simi. E duri: “Renzi è andato ad Assisi ma non si è degnato di venire a Terni – rac­conta una tuta blu – a sen­tire la puzza della fab­brica. Ora dice di essere ter­ro­riz­zato per que­sta ver­tenza. Figu­ria­moci noi”.

Uno stu­dente chiede la nazio­na­liz­za­zione di Ast, così come Rifon­da­zione, i Cin­que Stelle e l’Usb. Ci prova anche Ange­letti dal palco (e si becca del “buf­fone”), men­tre Susanna Camusso allarga lo sguardo: “Il governo non si è accorto che manca una poli­tica indu­striale, e noi diciamo, da tempo, che non c’è poli­tica indu­striale se non c’è un’idea della side­rur­gia”. La segre­ta­ria della Cgil con­si­glia ai metal­mec­ca­nici uno scio­pero del set­tore. Poi riprende: “Per­ché il governo non chiede ad Ast i con­tratti di soli­da­rietà, per soste­nere un amplia­mento del piano indu­striale? La verità è che die­tro que­sto piano c’è l’idea di un pro­gres­sivo sman­tel­la­mento delle accia­ie­rie. Ora in que­sto caso ser­vono anche gli stru­menti dei rap­porti tra paesi. Noi la nostra parte la fac­ciamo: i sin­da­cati metal­mec­ca­nici incon­trano quelli tede­schi la pros­sima set­ti­mana”. E il governo?

Riccardo Chiari

Fonte: Il Manifesto

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