COSA ACCADE OGGI (7 gennaio): Sesso, soldi e parentele made in Brunei

Pubblicato: 7 gennaio 2011 in Storia
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Il 7 gennaio 1984 il Brunei diventa il sesto membro dell’ASEAN l’Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud-Orientale, un’organizzazione politica, economica e culturale di nazioni situate nel Sud-est asiatico. E’ uno stato a noi lontano, ma è bene sapere che dietro il Sultanato, ricco di petrolio, c’è una monarchia assoluta islamica. Il Sultano è il supremo capo politico e religioso ed è dotato di poteri esecutivi, legislativi, giudiziari e militari diretti. Non esiste costituzione, né separazione dei poteri. In base alle leggi fondamentali di governo, il Sultano si avvale nell’esercizio delle sue funzioni della Corte, composta di Ministri, Familiari e Dignitari, da cui si estrae un Consiglio Consultivo di 21 membri. L’unico movimento politico autorizzato è un’associazione solidaristica di mutua assistenza, denominata Partito Nazionale di Solidarietà, alle dirette dipendenze del Sultano.

Potrebbe sembrare una monarchia intaccabile, ma leggete la storia che è venuta fuori lo scorso 4 novembre. Della serie anche “i ricchi litigano…”

Una storia infinita quella della disputa legale tra il sultano del Brunei e il fratello minore, il principe Jefri Bolkiah, che se non accenna a concludersi quanto meno guadagna dettagli piccanti e grotteschi. Nell’ultimo atto della lunga controversia, che si terrà nei prossimi giorni a New York, il principe Jefri – conosciuto anche come il principe playboy – ha citato in giudizio due suoi ex avvocati accusati di sottrazione di beni di sua proprietà. E tra i documenti prodotti dagli imputati, per sottolineare la cattiva condotta del principe, spuntano anche sei statue pornografiche a grandezza naturale che lo riproducono nudo insieme ad alcune donne del suo harem. Gli avvocati vorrebbero portare in aula come prove le immagini delle statue, scolpite dall’artista J. Seward Johnson e un tempo esposte lungo la piscina della residenza newyorkese di Jefri, ma il principe si è appellato a un giudice di Manhattan per escludere le “statue erotiche” dal processo.

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