Cattura

Alcuni studenti sono da poco entrati dentro l’aula dove si sta tenendo la conferenza (ministro Giannini non pervenuta) e hanno fatto un intervento contro la Buona Scuola. Oggi pomeriggio la polizia ha caricato gli studenti che protestavano contro la presenza del ministro Giannini in Università Bicocca.

Sia fuori che dentro l’università, polizia schierata per impedire l’ingresso agli studenti che volevano contestare il ministro e le politiche del governo sul mondo dell’istruzione e della formazione.

La presenza del ministro dell’Istruzione Giannini era prevista all’Università degli Studi di Milano Bicocca per partecipare all’incontro ”I laureati tra (im)mobilità sociale e mobilità territoriale”. Gli studenti hanno detto chiaramente che per loro la riforma della Buona Scuola è in netta continuità con la riforma Gelmini: promuove un modello di aziendalizzazione delle Università e della scuola pubblica, trasformando i presidi in manager e agevolando l’ingresso nei luoghi dell’istruzione di privati  il cui unico scopo è la speculazione.

Fonte: Milano in Movimento

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L’Italia che ci piaccia o meno è il paese dei misteri. Dei misteri perchè fatti di sangue che hanno segnato in profondità la storia del nostro Paese rimangono sullo sfondo in attesa di giustizia e verità per decenni, una verità che forse non sapremo mai. Ricordare però è necessario, non solo per non dimenticare i morti innocenti, ma anche per avere uno spirito critico nei confronti delle istituzioni che non hanno saputo, o peggio non hanno voluto, ricostruire una verità storica e trovare responsabilità scomode. Quella di Piazza della Loggia è una di quelle stragi che fanno male, ancor più perchè qualcuno, quel maledetto 28 maggio del 1974, vigliaccamente nascose una bomba in un cestino nel centro di Brescia per colpire coloro che manifestavano contro la violenza, quella neofascista. Quel giorno in piazza c’erano un pò tutti, dai sindacati con la presenza del sindacalista Cisl Franco Castrezzati, fino alla politica con la presenza dell’onorevole del Pci Adelio Terraioli. Ma c’era anche il segretario della camera del lavoro di Brescia, Gianni Panella, a segnare una presenza anche delle istituzioni in quella piazza.

La bomba uccise otto persone e ne ferì centodue, uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani per bene, un’ombra immane sullo Stato. La prima istruttoria della magistratura avrebbe portato nel 1979 alla condanna di alcuni esponenti dell’estrema destra. Tra loro spiccava Ermanno Buzzi, ma stranamente, il 13 aprile 1981, morì misteriosamente strangolato in carcere da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, la condanne del giudizio di primo grado vennero commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vennero confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione. Un secondo filone di indagine nacque nel 1984 e allargò il campo delle indagini ad altri elementi dell’estrema destra eversiva. Anche in questo caso tutti gli imputati, guardacaso, la fecero franca, risultando tutti assolti nel 1989 con forma piena.  

Ma vi è un filo rosso, o meglio, un filo nero che collega tutti gli episodi di sangue di quegli anni: il presunto coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda. Stranamente infatti, poco dopo l’attentato, una squadra di pompieri ricevette l’ordine di ripulire con le autopompe il luogo dell’esplosione spazzando via ogni traccia di esplosivo prima dei sopralluoghi delle autorità. Dall’ospedale poi sparirono reperti prelevati dai corpi di morti e feriti,e infine secondo una recente perizia, sarebbe stato provato che quel giorno, il 28 maggio, sarebbe stato sul posto Maurizio Tramonte, militante di Ordine Nuovo, e confidente e collaboratore dei servizi. Durante il processo sarebbe poi emerso un documento del Sismi, datato 20 febbraio 1989 ed indirizzato al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ed al Capo della Polizia, in cui si parlava di intercettazioni telefoniche nei confronti di Margherita Ragnoli, co-segretaria dell’Associazione Italia-Cuba (di estrazione comunista) di Brescia, nelle quali ella affermava di aver sentito parlare della strage fin “dalla sera precedente” della stessa. Si specifica nel documento che, al tempo, non furono informati del fatto Organi e/o Autorità esterni al SID.

Alla fine, il 19 maggio 2005, sarebbe stato trovato almeno un colpevole, Delfo Zorzi, nel frattempo fuggito in Giappone con nuovo nome, una nuova vita, e con l’impossibilità di venire estradato. Guardacaso. Ma non finì così, i sei imputati principali, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi, sono stati tutti rinviati a giudizio, e alla fine, il 14 aprile 2012, la beffa è stata compiuta con la Corte d’Assise d’Appello che ha confermato l’assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali.Chissà forse Giulio Andreotti, se fosse rimasto ancora un pò in vita, avrebbe saputo dirci tutta la verità, o forse, dopotutto, la sappiamo già, se la vogliamo vedere…

Fonte: Tribuno del Popolo

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Il duello tra la “vecchia” e la “nuova” politica in Spagna è appena iniziato, ma dai risultati di queste amministrative il quadro è chiaro:  le forze emerse dal basso, Podemos e Ciudadanos, entrano da protagoniste nelle istituzioni locali, il primo importante test in vista delle elezioni politiche di novembre.

A Madrid è stato un testa a testa fra Podemos e il Partito popolare: i popolari di Esperanza Aguirre hanno ottenuto la maggioranza dei seggi  mentre a Barcellona, la lista Barcelona in Comu formata attorno a Podemos della candidata sindaco Ada Colau arriva prima,11 seggi davanti a quella del sindaco uscente nazionalista catalano Xavier Trias con 10 seggi.
Sono risultati che fanno dichiarare al leader di Podemos, Pablo Iglesias: “Il risultato delle elezioni di oggi “segna l’inizio della fine del bipartitismo in Spagna. Pp e Psoe hanno registrato uno dei peggiori risultati della loro storia” e “il cambiamento ora è irreversibile”. Alle politiche di novembre Podemos, ha annunciato, “sfiderà il Pp” per il governo del paese.

Riguardo le “battaglie” di Madrid e Barcellona, i numeri sono comunque di importanza relativa nella corsa per il controllo delle due più grandi città: in assenza di maggioranza assoluta, le liste dovranno cercare di formare coalizioni. Una situazione che dovrebbe avvantaggiare Podemos, che potrebbe contare sull’appoggio del Psoe e di Ciudadanos. E quindi prendere quasi “algebricamente” Madrid dopo Barcellona. Sarebbe il trionfo strategico del leader Pablo Iglesias e della sua mossa: aderire a coalizioni più ampie e aprire all’elettorato moderato in vista delle politiche e del vero assalto al potere.

Gli spagnoli sono andati alle urne per rinnovare 8.122 municipalità oltre che per assegnare i seggi nei parlamenti di 13 delle 17 regioni del Paese. Quattro anni fa il Pp aveva ottenuto la maggioranza assoluta in otto regioni, oggi lo scenario è diverso. Con la necessità per il Pp di scendere a patti con altre forze politiche. Potrebbe rivelarsi ago della bilancia l’altro “partito del nuovo”, Ciudadanos, su posizioni liberal-alternative. Il movimento di Albert Rivera sarebbe pronto a trattative sia con il Pp sia con Podemos e Psoe per il governo in molte città e regioni del Paese. Quanto alle comunali, quattro anni fa il Partito popolare e il principale partito di opposizione di allora, i socialisti del Psoe, avevano ottenuto insieme il 65% dei voti. Bacino di consenso decisamente ridotto oggi alle urne, con gli exit poll accreditano le due forze politiche tradizionali di un complessivo 53%.

Fonte: La Repubblica

Oggi a Salerno c’è da raccontare una bella giornata di lotta.
La visita di Matteo Renzi a Salerno non è stata proprio come il premier se l’aspettava.
Dopo aver annullato la visita all’asilo “Teresa Buonocore” a Pastena prevista per le ore 13 per timore di eventuali contestazioni, il premier ha fatto tappa in diverse zone di Salerno come ogni passerella elettorale che si rispetti e alle ore 15 circa ha raggiunto l’Hotel Mediterranea in via Salvador Allende.

Un presidio di circa duecento lavoratori, docenti, studenti, disoccupati del salernitano ha accolto Renzi all’esterno dell’Hotel per contestare il Governo che sta sfasciando la scuola pubblica con il vergognoso ddl della “Buona Scuola” che ha già ottenuto l’approvazione alla Camera.

Un corteo di circa cinquanta studenti del Laboratorio Politico AREA e del Collettivo Studentesco Cavese ha raggiunto con determinazione il luogo del concentramento incontrandosi con i COBAS, con gli altri docenti, precari e non, abilitati TFA che protestano per un’abilitazione e per un corso del costo di 3mila euro che comunque non darà loro la possibilità di insegnare.

Le forze di polizia hanno provato a fermare e intimidire il presidio che però ha resistito ed è riuscito a far sentire forte e chiara la propria voce a Renzi, De Luca e agli altri aspiranti politicanti presenti all’interno dell’hotel.

Non si tratta di una semplice contestazione ma della ferma convinzione che la costruzione di un modello alternativo di sistema economico e politico sia possibile e necessaria.

Cosa dobbiamo fare per i nostri istituti formati ormai da tre o quattro plessi accorpati in cui gli studenti sono lasciati a se stessi e non si ha la minima possibilità del controllo e della gestione seria dell’attività didattica?
Cosa dobbiamo fare per i tagli della riforma Gelmini che ancora bruciano sulla pelle di noi giovani studenti che vediamo quotidinamente i presidi mendicare fondi alle famiglie per il “contributo facoltativo” o alle banche con cui vengono contratti prestiti da saldare con mutui di anni?
Il ddl della “Buona Scuola” non dà un solo euro alla scuola pubblica, continuando a finanziare la scuola privata, e favorendo l’avanzamento di una nuova figura di preside sceriffo che abbia la possibilità, da uomo solo al potere, di valutare i docenti e di assumerli e licenziarli a proprio piacimento favorendo le loro forme di “meritocrazia” che sappiamo bene corrispondere in realtà a becere pratiche di asservimento umano e ideologico al preside-padrone di turno.

Cosa dovevamo dire per la cancellazione delle tutele anche per il posto a tempo indeterminato messa in atto dal Jobs Act che ha previsto, in caso di licenziamento illegittimo, la cancellazione del reintegro e il pagamento di poche misere mensilità nei confronti del lavoratore sindacalizzato e in lotta per i propri diritti che si vede estromesso dal proprio posto di lavoro senza alcuna possibilità di far rispettare i propri diritti fondamentali?
Il Jobs Act ha livellato verso il basso i diritti dei lavoratori e ha reso tutti, precari e non, più ricattabili e facilmente licenziabili.

La nostra dura opposizione al Governo Renzi e alle grandi lobbies (non ultima la grande intesa politica e ideologica con Confindustria) con cui fa grandi affari e a cui regala il decreto SbloccaItalia è un passo importante verso la costruzione di una nostra proposta politica che metta i lavoratori e le classi sociali più deboli in condizione di poter avere tutti i diritti che spettano ad ognuno/a di noi.

Organizziamo i giovani disoccupati, gli studenti, i docenti, i lavoratori nelle nostre città perchè solo se riprendiamo in mano le nostre vite possiamo costruire delle condizioni di vita migliori per tutti/e.

Laboratorio Politico Area Collettivo Studentesco Cavese

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All’indomani dell’approvazione alla Camera della vergognosa riforma della “Buona Scuola” che sferra l’ennesimo duro colpo all’istruzione pubblica, il presidente del Governo ha la faccia tosta di organizzare la sua passerella elettorale a Salerno per provare a prendere voti con la solita finta retorica del “governo delle riforme” dietro la quale si celano attacchi durissimi ai diritti dei lavoratori, degli studenti, dei disoccupati.

E’ sotto gli occhi di tutti l’attacco ai diritti dei lavoratori messo in pratica con il Jobs Act, l’attacco ai territori e l’incentivo alle speculazioni criminali del decreto SbloccaItalia, l’attacco alla scuola pubblica messo in atto con la “Buona Scuola”.

Organizziamo l’opposizione al Governo Renzi, riprendiamoci il nostro futuro!

Accogliamo Renzi come merita.
Renzi via da Salerno!

ORE 14.00, VIA SALVADOR ALLENDE (HOTEL MEDITERRANEA)

Anonymous

Perquisizioni, denunce e due arresti domiciliari durante un’operazione coordinata questa mattina dalla Polizia Postale contro presunti membri della crew di hacktivisti digitali Anonymous. Ad essere colpite dall’operazione repressiva denominata “UNMASK” (“smascherare”) almeno 5 persone nelle città di Torino, Sondrio, Livorno e Pisa accusate, secondo gli inquirenti, di avere“portato  a  termine  ripetuti attacchi  informatici  ai  sistemi  di  numerose  amministrazioni  pubbliche  ed  aziende private,  dalle  quali  venivano  illecitamente  carpite  credenziali  di  autenticazione (userid e password) ed altre  informazioni  sensibili”. 

Nel mirino delle forze dell’ordine alcune delle più eclatanti azioni del collettivo, tutte volte a fornire un supporto “esterno” (ma non per questo meno fondamentale) alle lotte e ai movimenti sociali articolatisi negli ultimi anni in Italia: tra le operazioni contestate figurano infatti i numerosi attacchi contro il sito del Tribunale e del carcere di Torino in sostegno alla lotta No Tav e contro i sindacati di Polizia (Coisp, Siulp, Sappe) sempre pronti a difendere l’infame operato dei propri uomini, come nel caso degli omicidi di Aldrovani e Cucchi. Nelle indagini risultano finanche i recenti hackeraggi contro la biglietteria online di Expo 2015 nella giornata del primo maggio scorso e contro ilMinistero della Difesa, operazione quest’ultima rivelata dagli account ufficiali di Anonymous Italia nella giornata di ieri. 

Ad essere presi di mira in maniera particolare dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C., già oggetto di attenzioni da parte degli hacktivisti negli anni scorsi) gli account conosciuti come “aken” e “otherwise”, tra i più attivi e generosi nelle operazioni di attacco informatico e di diffusione dei dati trafugati.  Le indagini, secondo quanto scritto nel comunicato della polizia, avrebbero “necessitato un particolare dispositivo operativo che ha permesso grazie al diretto coinvolgimento del personale impiegato in attività sotto copertura ed al coordinamento delle operazioni sul territorio, di sorprendere gli esperti hacker con i computer accesi, evitando quindi la cifratura dei contenuti”; una modalità di azione nuova per quanto riguarda questo tipo di operazioni repressive, che ben dimostra come la centralità dell’operato di Anonymous abbia messo in estremo imbarazzo istituzioni e forze politiche da sempre costrette a minimizzare i successi degli hacktivisti salvo poi dovere fare i conti i pesanti danni (di immagine e di contenuto) che le diverse #op hanno causato nel corso degli anni. 

Tra le persone indagate risulta anche un redattore dell’emittente torinese indipendente Radio BlackOut, che questa mattina ha subito una perquisizione nella propria abitazione durante la quale è stato sequestrato un computer portatile (di proprietà della sua compagna…). Diego, questo il nome del compagno, ha raccontato l’episodio questa mattina ai microfoni di Radio BlackOut, spiegando come il suo rapporto di estrema diffidenza nei confronti degli apparecchi informatici – per di più nota e risaputa da chiunque lo conosca – lo renda una delle persone meno indicate ad essere oggetto di un’inchiesta contro il collettivo Anonymous. 

Una dichiarazione che rende evidente come la rocambolesca ricostruzione delle indagini fornita delle forze dell’ordine, al limite di una spy story, venga poi smentita dai fatti e dall’approssimazione che mostra come determinate operazioni di polizia puntino più che altro a colpire nel mucchio per reprimere una forma di militanza e di attivazione politica del tutto sfuggevole alle consuetudinarie forme di controllo e, per questo, considerata più pericolosa di altre. E’ quindi importante, da subito, fare sentire la nostra solidarietà nei confronti delle persone arrestate e indagate questa mattina, dal momento che quella di Anonymous non è che una delle tante forme di lotta collettiva che abbiamo imparato a sostenere e rivendicare per le strade delle nostre città e per i sentieri delle nostre valli. 

Nessuno va lasciato solo e come sempre la migliore risposta ai provvedimenti repressivi non può che essere il rilancio della lotta e delle iniziative di sostegno. Per questo motivo come redazione di Infoaut ci rendiamo da subito disponibili a fornire ogni tipo di assistenza, compresa quella legale, ai compagni e alle compagne colpiti dall’operazione contro Anonymous.

Anonymous siamo tutti e tutte noi! 
We do not forgive. We do not forget.
Liber* tutt* subito!

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Quanto ci fanno ridere quelli che vanno dietro a Salvini. Un politico che si presenta come il nuovo che avanza, ma che dal 1993 campa sulle spalle degli italiani prima come consigliere comunale a Milano e poi come parlamentare ed eurodeputato. Il suo partito, la Lega Nord, ha governato per anni con Silvio Berlusconi, ha quindi approvato l’ingresso dell’Italia nell’euro, quello stesso euro che Salvini dice di non volere ma che intasca regolarmente in abbondanza ogni mese come parlamentare europeo.

Ma quelli che ci fanno letteralmente sbellicare dalle risate sono i suoi sostenitori meridionali, perché ben quaranta miliardi di euro destinati dalla UE alle regioni meridionali sono stati utilizzati per gli scopi più bizzarri: dal finanziamento per le compagnie di navigazione sul lago di Como; alle multe degli allevatori padani per le quote latte; passando per gli sconti benzina agli automobilisti di Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige; le infrastrutture e i trasporti; il Mose di Venezia e l’Expo di Milano.

Poi a un certo punto Salvini mette da parte il noto «mamma che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani» e invece di mettere sotto accusa se stesso e la classe politica a cui appartiene, trova il capro espiatorio dei 2,50 euro al giorno per i rifugiati richiedenti asilo, ergendosi a difensore di tutti gli italiani, sì, pure di quelli che fino a ieri considerava terroni e palla al piede dell’Italia. È proprio questo il problema del nostro paese: non abbiamo memoria e dimenticandoci che il partito di questo signore ha governato per oltre dieci anni, gli affidiamo le speranze per il futuro. Intanto lui ringrazia e si mette in tasca oltre 150mila euro all’anno, alla faccia dei poveri, dei pensionati e dei migranti, che vengono aizzati gli uni contro gli altri. Noi però vogliamo ricordarti così, Salvini, quello di prima il nord!

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