IDOMENI

Prosegue oggi, per il secondo giorno, losgombero poliziesco voluto dal governo Tsipras del campo greco di, al confine con la Macedonia, la più grande deportazione di persone da decenni in Europa.

Oltre 700 poliziotti sono impegnati nelle operazioni di sgombero iniziate all’alba di ieri.

Nella prima giornata sono state spostate circa 2.000 persone su un totale di oltre 8.000. Sarebbero state condotte in altri campi del paese, campi dell’esercito, controllati, schedati e in mezzo al nulla, lontani centinaia di chilometri dall’agognato confine da superare.

Dalla Grecia un attivista di Over The Fortress – Meltingpot.orgAscolta o scarica

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13263753_1158900207475038_6078908744985746552_nore 18.00 -‬ Sulla strada che porta al campo di Idomeni‬ alcuni volontari dei gruppi indipendenti, che da mesi sostengono e aiutano i migranti nei campi vicino al confine greco-macedone, stanno manifestando contro le deportazioni e l’allontanamento dei volontari e della stampa dalla zona. I volontari denunciano con vari striscioni che le deportazioni non sono altro che l’ennesima violazione dei diritti dei migranti. La polizia impedisce di avvicinarsi per documentare e sostenere i le persone durante le operazioni di sgombero. Da questa mattina nemmeno il cibo e il latte per bambini vengono fatti entrare al campo.

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Da giorni circolavano voci di sgombero imminente e, ieri, molti giornali europei riportavano la notizia definendo molto probabile l’evacuazione delle circa 8000 persone a partire da oggi.
Negli ultimi giorni la rabbia e la disperazione stavano visibilmente aumentando, tanto che molte persone su pressione della polizia avevano deciso di recarsi all’interno dei campi governativi gestiti dai militari o addirittura di tornare indietro in Turchia o nei loro paesi martoriati dalla guerra. Il regime dei confini dell’Unione ha costretto per mesi migliaia di vite umane a vivere in tende piantate nel fango, sospese in un limbo in condizioni estreme. In più occasioni le forze di polizia macedoni e greche li hanno gasati, sparando contro le persone quei proiettili e quelle granate dai quali fuggivano. Il benvenuto per essersi spinti fino in Europa a sognare un futuro migliore e provare a costruire un presente più giusto. Lasciati soli dalle istituzioni europee, impossibilitati a far richiesta d’asilo, sbeffaggiati da un sistema di domanda attraverso skype che non ha mai funzionato.
Solo l’apporto di alcune organizzazioni umanitarie come MSF e dei tantissimi volontari indipedenti presenti al campo hanno garantito che le loro condizioni di vita non fossero ancor peggiori. Questa solidarietà all’Europa evidentemente fa paura, perchè la ripicca verso i migranti, dopo ogni giornata di protesta, era quella di non permettere ai volontari di entrare nel campo.
In questo tempo di attesa la determinazione dei migranti, le loro proteste e la speranza che quel maledetto confine si aprisse non sono mai mancate, anzi, hanno mantenuto viva l’attesa di tutti coloro che avrebbero voluto abbattare assieme a loro quella barreria e tagliare quel filo spinato.
In questo momento è in atto la più grande deportazione di massa degli ultimi decenni. Probabilmente non ci sarà bisogno di usare la forza nello sgombero: le persone sono state stremate fisicamente e psicologicamente in un lento ma inesorabile logorio. Basta solo la presenza della polizia e dell’esercito per farli salire stanchi sui pullman verso dei campi militarizzati che hanno sempre rifiutato. Da oggi nemmeno ai medici è permesso entrare e non avviene la distribuzione di cibo. A breve sarà impossibile vivere qui e le persone lo sanno. Anche i volontari sono stati costretti a smontare le loro strutture ed andarsene.
Oggi si scrive un’altra pagina buia dell’Europa, è lo specchio più nitido del fallimento di un continente che decanta i diritti ma non vuole più applicarli.

ciro-vive Il fascista e tifoso della Roma Daniele De Santis è stato condannato a 26 anni di carcere per “omicidio volontario” del napoletano Ciro Esposito avvenuta nel 2014 a Roma.
Il giovane tifoso del venne ferito gravemente il 3 maggio di due anni fa durante una aggressione avvenuta a colpi di pistola all’esterno di un circolo frequentato da fascisti, poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli.  Morì dopo un’agonia durata 53 giorni in ospedale.
Il Pm aveva inizialmente chiesto una condanna all’ergastolo.  I giudici della Terza Corte d’assise di Roma hanno disposto anche una provvisionale di 140mila euro a favore dei familiari di Ciro e con la stessa sentenza ha condannato a 8 mesi di reclusione ciascuno due tifosi del Napoli amici di Ciro, Gennaro e Alfonso.

Commentiamo questa sentenza con Vincenzo Esposito, lo zio di Ciro. Ascolta o scarica

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Le autorità greche hanno dato il via all’operazione per sgomberare gradualmente il campo profughi di Idomeni, il più grande del paese. Il campo e’ situato al confine con la Macedonia e vi hanno trovato rifugio per mesi una popolazione stimata di oltre 8.400 persone. L’operazione e’ cominciata all’alba e ai giornalisti non e’ stato permesso l’accesso alla zona.

Governo e agenti di polizia hanno comunicato che i migranti del campo di Idomeni verranno trasferiti gradualmente verso campi organizzati e allestiti appositamente. Il portavoce del governo greco per la crisi dei rifugiati, Giorgos Kyritsis, ha detto che la polizia non userà la forza.

Circa 20 unità di polizia anti-sommossa, per un totale di circa 400 agenti, si trova a Idomeni per portare a termine l’operazione.

Fonte: Ansa

AGGIORNAMENTO ORE 10.00

Lo sgombero prosegue lentamente, i migranti salgono sui bus senza uso della forza. La polizia è davvero tanta.

Aggiornamento – Secondo i risultati ufficiali annunciati dal ministro dell’Interno austriaco Wolfgang Sobotka intorno alle 17 di oggi, il candidato indipendente di centrosinistra Alexander van der Bellen ha raccolto il 50,3% delle preferenze contro il 49,7% di Hofer, con uno scarto di 31.026 voti.
Il candidato dell’estrema destra Norbert Hofer ha ammesso la sconfitta con un messaggio postato su Facebook e rivolto ai suoi sostenitori. “Cari amici! Vi ringrazio per il vostro grande appoggio. Naturalmente oggi sono triste”, scrive il leader della Fpoe, sottolineando che avrebbe ricoperto volentieri l’incarico di presidente “per voi nel nostro meraviglioso Paese”. “Vi rimarrò fedele e darò il mio contributo per un futuro positivo dell’Austria. Non siate scoraggiati. L’impegno profuso per questa campagna elettorale non è perso ma rappresenta un investimento per il futuro. Il vostro Norbert Hofer” conclude il leader della formazione nazionalista e xenofoba.

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Ore 11.35 – Corsa al photofinish per le presidenziali in Austria. Chiunque sarà eletto al termine dello spoglio lo sarà grazie ad una manciata di voti, poche migliaia, forse poche centinaia. Lo scrutinio delle schede deposte ieri nelle urne dagli elettori austriaci ha infatti sancito un sostanziale testa a testa tra il candidato dell’estrema destra, Norbert Hofer, in leggero vantaggio, e il candidato dei Verdi, Alexander van der Bellen (51,9% contro 48,1%), ma lo spoglio dei voti per corrispondenza potrebbe modificare il risultato, fino a capovolgerlo. Il computo delle circa 880mila schede elettorali inviate per posta da altrettanti elettori, pari a ben il 14% del totale dei voti emessi, si concluderà entro le 17 di oggi, quando verrà proclamato con certezza il nome del vincitore.
Se anche dovesse alla fine prevalere il candidato indipendente van der Bellen, l’ondata di destra che ha travolto il sistema politico dell’Austria – travolgendo i partiti tradizionali, i socialdemocratici e i popolari, ridotti al lumicino in queste elezioni presidenziali – non può e non deve essere sottovalutata. Anche perché quel temporaneo 52% ottenuto dal nazionalista e xenofobo Hofer è frutto di una mobilitazione dell’elettorato austriaco: ieri alle urne si è recato il 72,4% degli aventi diritto, un dato nettamente superiore rispetto al primo turno del 24 aprile scorso. Allora il leader del movimento di estrema destra FPOE – Partito Austriaco della Libertà – fondato nel dopoguerra da dirigenti e funzionari del Terzo Reich e per anni guidato, più recentemente, dal neonazista Jorg Haider, era arrivato ampiamente in testa con il 35% dei voti davanti a van der Bellen (ex socialista, professore di economia e figlio di immigrati dell’Europa orientale) con il 21,3%. Tutti gli altri candidati, arrivati dietro con notevole distacco, hanno fatto fronte comune contro l’esponente di una destra estrema ma in doppiopetto che unisce liberismo e nazionalismo, euroscetticismo e discorsi nostalgici, additando i profughi come fonte di tutti i mali in un paese che nonostante tutto è stato tenuto relativamente al riparo, in quanto satellite della Germania, dall’austerity e dai tagli draconiani che hanno squassato i paesi dell’Unione Europea mediterranea.
A tirare la volata all’ondata dell’estrema destra è stata paradossalmente la politica allarmistica dei partiti di centrodestra e centrosinistra, che nel tentativo di stoppare l’ascesa del Partito della Libertà hanno iniziato a cavalcare la tigre della xenofobia, a lanciare continui allarmi su una presunta invasione dei suoi confini da parte di milioni di profughi che ha spaventato i normalmente tranquilli austriaci. Minacciando più volte la costruzione di una barriera al confine con l’Italia e militarizzando la frontiera – alla vigilia del ballottaggio altri 80 poliziotti sono stati dispiegati al Brennero – il governo di grande coalizione tra Spoe e Oevp ha adottato molti degli argomenti di Norbert Hofer, pensando così di disinnescare il pericolo di un boom elettorale della destra nazionalista e xenofoba. Ma è avvenuto esattamente il contrario: dando di fatto ragione a Hofer il sistema politico austriaco ha legittimato il candidato estremista come alternativa allo status quo anche in settori dell’elettorato relativamente ‘moderati’ ma preoccupati che i famosi profughi rappresentino un pericolo per il locale stile di vita e un welfare che resiste agli assalti che lo hanno dinamitato più a sud. Da tempo imprenditori e leader politici europeisti affermano che la spesa sociale nel paese, necessaria a sostenere lo stato sociale, è troppo alta ed insostenibile, accusando anche in questo caso immigrati e richiedenti asilo di mettere in discussione il benessere raggiunto nei decenni scorsi.
Fa strano che a ricordare che in Austria non è in atto alcuna invasione di migranti – nel 2015 ne sono transitati quasi un milione ma solo 90 mila hanno chiesto asilo – sia stato ieri il premier italiano. “Non è vero che c’è un’invasione” e “il Brennero è stato utilizzato in modo demagogico” ha detto Matteo Renzi nel corso di una intervista a Radio 105. “Gli immigrati arrivati in Italia sono meno di quelli dello scorso anno, il 21% in meno e nel 2015 erano già meno del 2014. Non è vero che c’è un’invasione, va gestita, bisogna bloccare il flusso di persone, creare le condizioni in Africa per rimettere le cose in ordine, ma quando media austriaci dicono: ‘Stanno invadendoci’ dicono una cosa non vera” ha spiegato il presidente del Consiglio.

L’Austria non è spaccata a metà solo dal punto di vista delle percentuali dei due candidati, ma anche dal punto di vista territoriale. Se Hofer ha stravinto nelle zone rurali del paese, l’ex leader degli ecologisti Van der Bellen si è imposto in 8 dei 9 capoluoghi regionali dell’Austria, e soprattutto a Vienna, dove ha superato il 60% dei consensi anche se il FPOE ha vinto in due grandi municipi della capitale.
La funzione del presidente della Repubblica, in Austria – dal 1945 appannaggio dei partiti socialdemocratico e popolare – è poco più che cerimoniale, ma una vittoria di Hofer potrebbe accreditare l’FPOE come partito di governo, influenzando anche l’elettorato tedesco all’interno del quale le spinte xenofobe e nazionaliste hanno portato nei sondaggi il partito di estrema destra AFD al 15% circa.

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idomeni-1 A Idomeni, il campo in territorio greco, vicino al blindatissimo confine macedone, sono almenocinquemila i migranti ancora bloccati, che hanno rifiutato il trasferimento forzato dopo la chiusura della rotta balcanica. Da stamattina, lunedì 23 maggio, l’area, ormai diventata zona militare, ha visto l’aumento vertiginoso di poliziotti e soldati ellenici, che controllano chiunque voglia entrare o uscire da Idomeni.
Numerose voci parlano di uno sgombero del campo a partire da domani. Un’opzione che ci conferma anche Sherif, solidale indipendente che si trova a Idomeni.
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In Turchia intanto parte oggi il primo World Humanitarian Summit, voluto dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Alla presenza di 65 capi di Stato e rappresentanti dei governi, agenzie dell’Onu, ong e istituzioni umanitarie, ad aprire la cerimonia inaugurale, sarà il presidente turco Erdogan, l’autorcate del Bosforo che ha in corso una guerra vera e propria nel proprio sudest, quello curdo, con decine di migliaia di sfollati, nel silenzio internazionale, ed europeo in particolare, grazie all’accordo capestro tra Ue e Turchia sulla deportazione nel Paese dei migranti sbarcati in Europa.
Infine l’Italia. Proseguono le ricerche dell’imbarcazione con 14 migranti algerini a bordo, dispersa durante la traversata verso la Sardegna. Durante la notte la Guardia Costiera ha perlustrato l’area a 14 miglia a sud di Capo Spartivento (costa sud occidentale sarda) dove è stato recuperato un barchino di legno capovolto, ma senza successo.

Milan Expo 2015 protestE’ stato assolto dalle accuse di detenzione di materiale esplodente e di porto di armi improprie un compagno tedesco che era stato arrestato a Milano il 28 aprile dello scorso anno, durante uno dei blitz della Digos nel quartiere Giambellino effettuati prima della May Day No Expo del Primo maggio 2015.
Il giorno del fermo la polizia aveva trovato nella sua auto una tanica di benzina e alcune bottiglie che, secondo l’accusa, sarebbero servite per fabbricare molotov.
Il compagno, studente di giurisprudenza a Francoforte, è finito quindi a processo con l’accusa di detenzione di materiale esplodente. Per questa accusa, però, lo stesso viceprocuratore onorario aveva chiesto l’assoluzione perché “il fatto non costituisce reato“. Il giudice lo ha prosciolto perché “il fatto non sussiste”.
Per l’altra imputazione, invece, ossia la detenzione di due bastoni e di due chiavi inglesi trovate nella sua auto, il vpo aveva chiesto otto mesi di arresto con le attenuanti generiche. Da questa accusa l’imputato è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.
Ai nostri microfoni Eugenio Losco, uno degli avvocati difensori. Ascolta o scarica

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