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I lavori di espianto degli ulivi che sorgono sul tracciato dove dovrebbe essere realizzato il microtunnel del gasdotto Tap, in località San Basilio, a San Foca, Marina di Melendugno, nel Salento, sono stati sospesi fino a lunedì. La decisione, si apprende da fonti Tap, è stata presa per ragioni legate alla necessità di avvicendamento del personale di polizia impiegato in questi giorni in un massiccio servizio d’ordine pubblico.

Nella zona di cantiere della multinazionale svizzera, infatti, continuano a sostare ininterrottamente da una quindicina di giorni attivisti “No Tap”. Gli espianti dovrebbero riprendere probabilmente lunedì prossimo. Finora gli ulivi espiantati e messi a dimora temporanea nel sito di Masseria del Capitano sono in tutto 136 su un totale di 215. Intanto i manifestanti hanno reso inaccessibile in auto l’area dove sorge il cantiere: tutti gli accessi sono sbarrati al transito veicolare con trincee erette con pietre, prese dai vicini muretti a secco, rami secchi, pneumatici, transenne e cassonetti della spazzatura.

Fonte: TgCom

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Nuova giornata di lotta a Melendugno contro il maxigasdotto Tap. Nonostante dopo la giornata di ieri la polizia avesse fortemente militarizzato l’area, diverse centinaia di manifestanti si sono radunati anche questa mattina. Alcune decine sono riusciti ad infiltrarsi tra le linee della polizia e raggiungere l’ingresso del cantiere per continuare il blocco dell’espianto degli ulivi. Come nella giornata di ieri la polizia è intervenuta con spintoni e cariche per allontanare i manifestanti. il Comitato No Tap tramite la sua pagina Facebook prende posizione contro il governatore PD della Regione Puglia «Finalmente è palese Michele Emiliano non ha nessuna intenzione di fermare il Tap».

Fonte: InfoAut

Ogni volta che sento parlare il ministro Poletti – si occupa del Lavoro, lui che viene dal mondo Coop e sa come sfruttarlo fino all’ultima goccia – mi torna in mente il proverbio in uso tra gli avvocati: “studia, figlio mio, sennò mi diventi giudice”.

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Non soddisfatto del “successo” ottenuto con altre esibizioni retoriche in pubblico, ieri ha consegnatoagli studenti dell’istituto Manfredi Tanari di Bologna un’altra perla della sua saggezza ruspante: “Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum”.
Non sarebbe giusto estrapolare questa sola frase per crocifiggere un manager prestato allagovernance, che spesso ha dimostrato di non comprendere la differenza tra il dirigere un’azienda o un paese. In fondo, stava illustrando la bontà della famosa “alternanza scuola-lavoro”, ossia quella novità introdotta nella cosiddetta “buona scuola” per cui invece di stare ad imparare qualcosa (a ragionare confrontandoti con quello che l’umanità ha appreso in passato e consegnato ai libri, di qualsiasi genere), uno studente può essere spedito a servire ai tavoli di McDonald’s o all’Autogrill. A lavorare gratis, insomma, senza imparare altro che obbedire a un caporale (ci siamo passati tutti, da ragazzi; ma lo facevamo d’estate e venivamo pagati).
Quindi, prendiamo anche qualche altra sua frase memorabile ripresa dai giornali “amici” del governo, come la risposta data a chi ha già sperimentato gli stage finendo a fare operazioni manuali ripetitive il ministro fa notare che “se vai in un bar ti fanno fare un caffè” (si può vedere la scocciata scrollatina di spalle dalle sole parole scritte…). Oppure quella data a chi più modestamente contestava l’assenza di risultati dopo questi esperimenti: “Intanto vedi un mondo”. Come se lavorare gratis fosse una vacanza in paesi esotici…
Le pernacchie online hanno presto sommerso le parole di Poletti, che ha provato la solita, goffa (non ha studiato!), marcia indietro: voglio chiarire che non ho mai sminuito il valore del curriculum e della sua utilità. Ho sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”.
Anche noi non crediamo molto ai curriculum e, come tutti, li vediamo finire in un attimo nel cestino della carta straccia. Soprattutto in Italia, però, dove le imprese preferiscono – come Poletti teorizza – avere a che fare con dipendenti pre-selezionati come aspiranti schiavi obbedienti. Quindi in base a raccomandazioni, segnalazioni fiduciarie, ecc. Uno stile che dà la misura dell’arretratezza dell’imprenditoria italiana rispetto agli stessi paesi capitalistici con cui dice di voler “competere”.
A metà strada tra il Berlusconi che beatificava i “lavoretti” e il Caimano laido che invitava le ragazze a sposare un uomo ricco, Poletti in realtà propone un modello di “trovar lavoro” che è l’unico da lui sperimentato. Si entra in un “giro di conoscenze” (ai suoi tempi un partito, ora in una clientela strutturata), ci si fa conoscere come “affidabili” (obbedienti ai capi e capetti di tutta la gerarchia interna), si ottengono man mano delle responsabilità superiori, fino all’”uno su mille ce la fa” che lo ha portato alla guida della Coop e di lì alla poltrona ministeriale.

Un “modello relazionale” che ha senso in un partito, non certo per la ricerca di un lavoro dipendente. A meno di non intendere un posto di lavoro come il “munifico dono” di un signorotto medioevale, cui devi baciar le scarpe prima di essere ammesso nel cortile di proprietà…

http://contropiano.org/

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La protesta dei No tav in Val di Susa non ha il connotato dell’azione terroristica volta a condizionare le decisioni dello Stato sull’alta velocità. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso della Procura di Torino che insisteva nel sostenere questa accusa nei confronti di quattro attivisti che avevano lanciato molotov contro il cantiere di Chiomonte. Confermata per i quattro la condanna a tre anni e sei mesi per altri reati.

Fonte: TgCom

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Da stamattina all’alba circa 300 manifestanti presidiano il cantiere per bloccare l’espianto dei 211 ulivi, cominciato il 17 marzo e interrotto il 21 in attesa di una risposta dal Ministero dell’Ambiente, interpellato dalla Prefettura di Lecce dopo le pressioni raggiunte con le proteste.

La risposta è arrivata ed è conforme a quella del Consiglio di Stato: via libera all’iter per la realizzazione del Gasdotto.
Nel frattempo continua ad andare avanti la protesta passando per momenti di alta tensione con le forze dell’ordine che hanno preso di peso i manifestanti per permettere l’accesso ai lavoratori del cantiere.
Raggiunto l’apice verso le 13 con due violente cariche ai danni dei manifestanti che stavano bloccando pacificamente i cancelli per impedire l’uscita dei mezzi con a bordo i primi ulivi secolari eradicati. Sgomberata parte del blocco popolare all’ingresso del cantiere per consentire l’allontanamento delle autovetture scortate dalle forze di polizia con caschi, scudi e manganelli alla mano. Dopo le due cariche un manifestante, Ippazio Luceri di anni 65, è stato soccorso da un’ambulanza in seguito a un malore dovuto alle manganellate.
Il Consiglio di Stato ha respinto ieri il ricorso della regione Puglia e del comune di Melendugno giudicando legittima la costruzione del gasdotto che porterà in Italia il gas dall’Azerbaijan.
Sulla questione si è espressa anche la viceministra allo Sviluppo Teresa Bellanova con queste parole: “La Regione ha avuto tutte le possibilità di partecipare e di esprimere le proprie opinioni, se nella conferenza di servizi decisoria non si è espressa un’opinione chiara in contrapposizione al sito che era stato individuato, non si può pensare di rimettere in discussione un progetto”. Un modo per dire che gli interessi delle multinazionali non vanno danneggiati e, protetti dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, non mostrano scrupoli nel cacciare chi il territorio lo vive ogni giorno. Questo progetto non risponde che a logiche di profitto, lontane dagli interessi della popolazione e di chi ha a cuore il proprio territorio e lotta per esso.
Nonostante le risposte ricevute dagli organi “competenti” i manifestanti, inermi, non fanno un solo passo indietro e continuano ad aumentare nel corso della giornata riaffermando la propria presa di posizione contro lo sfruttamento dei territori, di cui il TAP è un chiaro esempio.

Fonte: InfoAut

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E’ partito poco dopo le 15 da piazza Porta San Paolo e ha attraversato il quartiere Testaccio senza nessun problema di ordine pubblico: il corteo Eurostop è stato assolutamente pacifico. Poi a piazza Bocca della Verità la polizia ha effettuato un blocco per non fare arrivare la seconda parte del corteo nella piazza dove era prevista la conclusione della manifestazione. Attimi di tensione, con i manifestanti e le forze dell’ordine a fronteggiarsi, ma senza nessun tipo di scontro.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

AGGIORNAMENTO ORE 17.30: Incredibile atto di forza contro il corteo da parte del ministero dell’Interno a guida Minniti, che dal nulla ha circondato il corteo che stava procedendo verso Bocca della Verità cercando di sequestrare il camion e di impedire ai manifestanti di muoversi! Lo show offerto ai grandi d’Europa è inaccettabile in parallelo alle vuote parole di democrazia e diritti di cui ci si è riempiti la bocca nelle cerimonie! Vogliamo passare!

AGGIORNAMENTO ORE 18.00: Quanto è successo a Roma getta la maschera della natura reazionaria di Minniti e della sua gestione poliziesca delle questioni sociali! Il corteo ora ha ripreso a muoversi per raggiungere bocca della verità!

AGGIORNAMENTO ORE 18.20: Dopo una conferenza stampa a bocca della Verità, il corteo si ricompone con la parte da cui era stato diviso e insieme si muove per la città denunciando la provocazione intollerabile respinta oggi e tenendo alta l’attenzione sui 150 compagni ancora tenuti reclusi a Tor Cervara! Altro che democrazia, l’UE sbarca a Roma all’insegna di repressione e limitazioni ai diritti..come al solito del resto!

CLICCA QUI E GUARDA COSA E’ SUCCESSO ALLA BOCCA DELLA VERITA’

Fermato il pullman che da Torino sta portando a Roma i manifestanti che oggi volevano partecipare alla manifestazione No-Euro in programma nella Capitale dove si celebra il 60° dei Trattati di costituzione dell’Unione Europea. Il tutto per un coltellino da formaggio trovato addosso a un 60enne.

La cosa strabiliante, come viene mostrata da questa foto che ci è stata inviata da una fonte diretta, è chi ha fermato il pullman di attivisti che nulla avevano fatto: un agente che ha chiare visioni politiche.

AGGIORNAMENTO ORE 15.56: I manifestanti ancora bloccati nel cortile della stazione di Polizia manifestano inneggiando il loro dissenso.