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Immagine  —  Pubblicato: 20 luglio 2017 in Senza categoria

E’ STATO PUBBLICATO IL NUMERO SEI ANNO UNDICI DEL MENSILE

“BUCO 1996 – nei secoli a chi fedeli???”

Nel sesto numero dell’undicesimo anno trovate:

–          Editoriale – Elezioni estive, vince l’astensionismo

–          L’Intervista – Mansilla: “In Argentina possibile processo di cambiamento”

–         Inchiesta – Siccità, il futuro è arido

–        Economia – Ancora soldi alle banche, il cerchio si chiude

–         Riflessione – Ciro Esposito la verità che non viene a galla

Clicca qui per il numero sei anno undici di “Buco1996-nei secoli a chi fedeli???”

Clicca qui per leggere la prima parte dell’archivio con i numeri del mensile

Clicca qui per leggere la seconda parte dell’archivio con i numeri del mensile

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La nostra terra brucia ancora. La nostra terra brucia sul serio, non solo nelle fotografie che girano su facebook. È tempo di scendere in strada, perché la protesta sui social finora è stata inutile.
Ignorati dalle istituzioni, ignorati dai principali organi di informazione, è tempo di manifestare la nostra indignazione e rabbia. Mentre i responsabili restano a guardare, la nostra terra brucia.
Brucia la vegetazione del Vesuvio, brucia la munnezza nelle strade dimenticate della Terra dei Fuochi, brucia la selva di Chiaiano, brucia ancora l’inceneritore di Acerra. La nostra terra brucia e chiede a tutti noi di lasciare le nostre case, scendere in piazza, difenderla: non bastano più post, articoli di giornale, video. Serve che chiunque si è indignato in questi giorni, chiunque ha condiviso una delle terribili immagini che ritraggono la nostra terra sotto attacco si mobiliti.
La nostra terra, però, non brucia per tutti.

La nostra terra, però, non brucia per tutti.

Non brucia per gli imprenditori che hanno dichiarato guerra al Vesuvio e che radono al suolo i boschi per ottenere pascoli gratuiti.
Non brucia per le fabbriche criminali che ordinano a ignoti disperati di distruggere nel fuoco gli scarti industriali, per non dover pagare i costi di smaltimento.
Non brucia per chi sull’incenerimento dei rifiuti si arricchisce.
Per queste persone il fuoco è denaro, il fumo è profitto, la devastazione è ricchezza.
Sono le persone che la nostra terra possono lasciarla e scappare in qualche paradiso con i soldi che hanno ottenuto distruggendola.
La nostra terra brucia per noi, che dobbiamo restare e quindi dobbiamo resistere.
Qualcuno proverà a cavalcare questa immensa tragedia, per raccattare voti, per seminare odio, per far arricchire i soliti noti con i dispositivi emergenziali che seguono ogni disastro. Diranno che la colpa è dei napoletani che sono omertosi con la camorra o dei Rom che sono barbari invasori o degli abitanti dell’area vesuviana che non si rassegnando ad andarsene o dei campani, tutti, che hanno uno stile di vita colpevole e che non possono lamentarsi.
Diranno che ora ci pensa la regione, ci pensa il governo, ci pensa l’Europa.
Abbiamo imparato a conoscere le loro bugie. Non ci fidiamo. Non abbassiamo la testa.
Scendiamo in piazza, tutte e tutti, per ribadire alle istituzioni che stanno guardando questo disastro in televisione, lavandosene le mani, che se nessuno è disposto a farlo, la nostra terra la difendiamo noi. Per questa ragione saremo in piazza venerdì mattina a sostenere il presidio della comunità ribelle di Acerra che, ancora una volta, sta resistendo alla devastazione ambientale che colpisce il territorio.

Per questa ragione INVITIAMO TUTTE E TUTTI a costruire un sit in, venerdì prossimo alle ore 17.00 alla metro di Toledo per dire

BASTA ROGHI. BASTA INCENERIMENTO DI RIFIUTI.

BASTA SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE.

MOBILITIAMOCI!

http://insurgencia.net/

https://it-it.facebook.com/labinsurgencia/

Si è chiuso alla Fiera di il , il G20, meeting dei 20 capi di Stato e di Governo più importanti del Pianeta, organizzato venerdì 7 e sabato 8 luglio 2017 dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Clicca qui per le giornate di corrispondenze dalla città della Germania con i redattori di Radio Onda d’Urto, inviati a seguire le mobilitazioni No G20.

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Per quanto riguarda gli accordi interni tra le grandi potenze, l’accordo di Parigi sul clima è stato definito “irreversibile” da 19 dei 20 capi di Stato: gli Stati Uniti ne restano fuori. Russia e Cina, che si temeva potessero seguirli, confermano gli impegni. Raggiunto un compromesso sul libero commercio, con l’accordo Ue – Giappone, sulla stessa falsariga ultraliberista del Ceta tra Bruxelles e Canada e del (bocciato) Ttip con gli Usa.

Nonostante il tentativo di spostare l’attenzione mediatica alle dichiarazioni di rito e alla passerella di chiusura, con in particolare i media italiani che hanno semplicemente ignorato le decine di migliaia di persone che hanno preso parte alle mobilitazioni NO G20, le immagini di questo fine settimana nella città anseatica raccontano una realtà molto diversa.

Sul fronte repressivo, il bilancio della 3 giorni di mobilitazione internazionale contro il vertice parla di migliaia i feriti, la maggior parte dei quali non refertati, e quasi 300 gli arresti tra i manifestanti effettuati dalla Polizia tedesca. Tra di loro anche 16 italiani (e 2 bresciani), già rilasciati, mentre ancora 6 sono trattenuti in Germania in attesa di rinvio a giudizio. Proprio gli attivisti internazionali giunti nella città anseatica sono stati l’obiettivo preferito della “Polizei” che ha compiuto arresti indiscriminati: molte persone, soprattutto straniere, sono state attese fuori dagli alloggi in cui erano registrati, e portati in questura senza alcuna spiegazione, solo per il fatto di non essere tedeschi. Una chiara vendetta delle forze dell’ordine tedesche per le giornate di scontri e di rabbia.

Proprio riguardo al dispiegamento repressivo ai danni di attivisti internazionali e non giunti ad Amburgo, abbiamo intervistato uno dei due ragazzi bresciani, arrestati con pistole alla nuca, poi bendati, tenuti in isolamento e reclusi per 44 ore, e infine rilasciati senza alcuna denuncia. Con noi, Davide, della Valle Camonica in viaggio di ritorno da Amburgo. Ascolta o Scarica.

Per i primi commenti e valutazioni sulle giornate di lotta contro i potenti della terra ad Amburgo, ci siamo collegati per un’intervista tripla, con i nostri due redattori presenti durante il , Francesco e Manuel, e con la voce di Beppe Caccia di EuroNomade. Ascolta o Scarica.

Amburgo vista da chi un pò ci ha vissuto. Marco Petroni, autore di “St.Pauli siamo noi”, commenta con noi i fatti di questi giorni anche in vista della sua conoscenza del quartiere e con un occhio di riguardo alle scelte della società sportiva St.Pauli.   Ascolta o scarica

Un commento sul G20 e sulle giornate di mobilitazione ad Amburgo con Heinze Bierbaum, vice presidente di Die Linke. Ascolta o scarica

Di ritorno da Amburgo, le valutazioni e il racconto di Stefano, compagno della redazione di Dinamo PressAscolta o scarica.

Qui un bilancio di Fabio, compagno della redazione di Global ProjectAscolta o scarica.

Il racconto, e un commento, di Maurilio, compagno del centro sociale Tpo di Bologna, che insieme ad altre attiviste e attivisti è stato tenuto in stato di fermo per circa 24 ore dalla Polizia tedesca. Ascolta o scarica.

http://www.radiondadurto.org/

Riprese delle trasmissione.

“Lager in tedesco significa magazzino”

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“Non fate la guerra fate l’amore aiutate l’Hamburger Polizei” (cartello scritto all’ingresso del carcere speciale di Harbour dove abbiamo passato le ultime 26 ore in detenzione preventiva)

Abbiamo fatto una visita ad un posto strano, linee gialle, marroni e blu a terra. Un’istituzione totale, una fabbrica con le sbarre, un magazzino Amazon in cui noi eravamo i pacchi.
Siamo stati spogliati, provocati e perquisiti.
A me hanno tolto le scarpe, gli occhiali e la protesi dentaria (vecchio vizio dei tedeschi).

Venivamo presi da due poliziotti a turno, con una presa fatta per spezzarti il braccio, step 1 identificazione, step 2, altri due poliziotti, ispezione, step 3 interrogatorio, e ancora così via via in una linea di montaggio che ti conduceva, passato da poliziotti in poliziotti in una cella buia, isonorizzata, senza finestre e con una panca in legno, con unico bottone per chiamare in caso di necessità.

Abu Grahib, Amazon, Guantanamo, Ponte Galeria…

Qualcuno è stato messo arbitrariamente in isolamento in questi container presi dal porto e resi anonimi solo con i numeri alle porte; sentivamo ordini in tedesco, abbiamo provato a sabotare questa logistica della detenzione, a farli impazzire suonando il campanello mille volte, gridando i nostri nomi, facendoci portare mille volte al bagno, cantando per provare a sentirci tra i corridoi, mille volte all infermeria (io ho pure scroccato un paio di Tavor), chiamando i nostri nomi e chiedendo di chiamare avvocati per darci messaggi l’uno all’altro.
Oppure mangiare lentamente, o far finta di zoppicare nell’andare in bagno. Abbiamo provato insomma a sabotare la produttività della macchina repressiva tedesca così simile a una fabbrica e un lager.
Loro procrastinavano, prendevano tempo per farci impazzire in questi container bui e isolati.
Dicevano “in pochi minuti vi rilasciamo” e non era vero, dicevano “in pochi minuti parlerete con l’avvocato” e passavano ore, “parlerete con il giudice”, falso. Se dormivamo aprivano la cella e ci svegliavano, accendevano la luce. Giocavano a fare uscire qualcuno (magari per spostarlo solo di cella e dividerci e farci chiedere perché lui/lei si e io no). Mentivano, guerra psicologica.
Minacce e insulti.
Nel cuore della notte mi hanno svegliato, io ero in isolamento, sono arrivati due in antisommossa, gridandomi di stare lontano dalla porta prima di aprire e con interprete insistevano per farmi firmare un foglio, ho rifiutato più volte, hanno minacciato ma niente da fa.
Abbiamo quindi deciso di scioperare la logistica della detenzione pezzo pezzo, processo per processo, buttare la chiave inglese del nostro corpo, della nostra creatività negli ingranaggi di una detenzione illeggitima ma legale.
Abbiamo vinto.
Non ce l’ hanno fatta a spaventarci, e a poco a poco c’hanno rilasciat* tutte e tutti. Manca solo uno di noi all’appello.
Uscito lui, domani mattina si torna a casa certi di aver vissuto una roba bella, potente, che ti unisce e ti fa ridere e ti fa vincere la paura della solitudine che è l’unico dispositivo di potere del G20.
Grazie a tutte e tutti per la solidarietà, davvero, il calore e l’amore sono importanti in questi casi.
Ora aspettiamo Carlo Caroservo LIBERO!

Appena abbiamo tempo vi scriviamo un po’ di roba che abbiamo capito sulla logistica del capitale, sullo stato d’eccezione, sul G20 e sulla logistica della repressione e della detenzione.

Vi vogliamo bene, ci vogliamo bene.
Siamo felici e i nostri nemici sono mortiferi, tristi e brutti.

Sentiamo di aver vinto di essere più liber* di ieri, ridiamo e andremo avanti il futuro è nostro!
Daje

p.s.
Il pensiero va a tutte e tutti i migranti detenuti in Libia, Egitto, nei Cara italiani e nelle carceri…

N.C.

Sono ancora sei i manifestanti italiani trattenuti nei centri di detenzione tedeschi a seguito delle proteste al G20 di Amburgo.

Si tratta di manifestanti fermati nei rastrellamenti della polizia successivi alle proteste, identificati, trattenuti e arrestati solo perché stranieri sospettosamente presenti ad Amburgo nelle giornate del vertice.

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Le accuse rivolte agli italiani in stato di arresto vanno da disturbo della quiete pubblica, a lancio di oggetti, fino a tentativo di lesione e attacco alla sovranità dello Stato. Secondo la giurisprudenza tedesca il processo è fissato tra 14 giorni e per alcuni è stato richiesto il rilascio per ragioni lavorative in attesa del giudizio con il trasferimento in Italia del dibattimento processuale.
Seguiranno aggiornamenti.

Tutti/e liberi/e, Ale e Orazio liberi!

http://www.infoaut.org/

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“La polizia di Amburgo mi ha perquisita in questo modo nonostante avessi loro mostrato il mio badge da parlamentare europea e il passaporto diplomatico. Non mi hanno creduta e ridevano ogni volta che lo ripetevamo”. A riferirlo è l’europarlamentare italiana Eleonora Forenza (guarda il video della perquisizione)
La testimonianza prosegue ricostruendo quanto accaduto: “Ci hanno fermato a 50 metri dalla piazza dove si era appena conclusa la grande manifestazione contro il G20 a cui avevamo partecipato, nessuno sta scrivendo questo elemento fondamentale. Stavamo andando a mangiare qualcosa. Un gruppo di 15 compagne e compagni italiani, arrestati perché ritenuti ‘pericolosi’, senza fornire altre spiegazioni. Rilasciati oggi, i compagni non hanno avuto modo di parlare con investigatori o magistrati. È un dispositivo su cui dovremo indagare e scrivere a lungo”.

“Ci sono di fatto decine di persone trattenute senza altra ragione se non quella di essere genericamente “pericolose” scrive Dinamo Press “Non è però difficile riscontrare in quest’operazione della polizia degli elementi “vendicativi”, legati alla consapevolezza di aver perso il controllo di vaste aree della città nonostante l’impiego di corpi speciali muniti di mitra e fucili”.

La sera di sabato, con le manifestazioni contro il vertice del G2 0 ormai concluse, al Neuer Pferdemarkt la polizia è  in tarda serata ha attaccato di nuovo con cannoni ad acqua contro le persone riunite lì in modo completamente pacifico, riferisce de Junge Welt. Anche il giornale Hamburger Morgenpostè rimasto indignato per il giro di vite della polizia sui giovani seduti tranquillamente per strada. Molti sono stati spinti lungo il viale e quindi sono rimasti intrappolati. Perché sul lato opposto, lato  Altonastr., la strada era bloccata dalla polizia, con un cannone ad acqua e blindati Räumpanzer.

http://contropiano.org/