“Il voto va rispettato”. Non poteva essere più chiaro il riferimento al referendum del giugno 2011, il cui risultato vide prevalere nettamente la difesa dell’acqua come bene pubblico. I movimenti che sostennero l’iniziativa referendaria sono tornati in piazza. Circa mille persone si sono riunite a piazza Esedra e hanno iniziato la “marcia” alle 15.30. All’arrivo a piazza San Giovanni, alle 18, i manifestanti erano 5mila. Tra i manifestanti le bandiere di Cobas, Federazione della Sinistra, Verdi e Movimento 5 stelle. Tra gli slogan, si rivendica che il “13 giugno 2011 io c’ero” e si lancia la provocazione: “Sarà una goccia a far traboccare il vaso”. L’obiettivo della protesta, per i romani, è chiaro: la vendita del 21% delle quote di Acea ai privati. “Significa svendere l’acqua dei romani”, affermano i manifestanti prima di spiegare con uno striscione il senso che danno alla ricorrenza di oggi: “La Repubblica siamo noi”. Su Twitter, invece, il profilo di Acqua Bene Comune cinguetta: “Insomma, tra noi e la parata militare vinciamo noi mille a zero”. E l’ottica nazionale non manca; sfilano infatti anche i terremotati dell’Emilia, perché “Il terremoto ci ha tolto case e lavoro ma nessuno può toglierci la res publica”. Con loro, i gruppi che protestano contro le discariche previste intorno alla capitale e in Campania, oltre ai NoTav. Umberto Marroni, capogruppo del Pd in Campidoglio, afferma: “L’infausto progetto di svendita di Acea targato Alemanno è in palese contrasto con il referendum popolare, anche alla luce di ciò ribadiamo al sindaco la richiesta di accantonare l’illegittima delibera 32 e di iniziare finalmente la discussione del bilancio visto che mancano solo 29 giorni alla scadenza dei termini di legge”. Per Oliviero Diliberto, segretario del Pdci: “Il modo migliore per festeggiare la Repubblica è quello di marciare con il popolo dell’acqua”. “Giù le mani dall’acqua pubblica!”. E’ quanto scrive sul suo profilo Facebook Antonio Di Pietro: “L’Italia dei Valori, che lo scorso anno ha promosso e sostenuto i referendum contro la privatizzazione dell’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, partecipa alla mobilitazione. L’acqua non è una merce, ma un bene dell’umanità e, pertanto, appartiene a tutti. Per questo, l’Idv vigilerà affinché la volontà popolare espressa attraverso il voto referendario sia rispettata pienamente. Non consentiremo a nessuno di calpestare la democrazia e di sacrificare gli interessi collettivi in nome delle lobby e dei potenti”. “La mobilitazione rappresenta un’alternativa  concreta alle politiche neo liberiste di privatizzazione come quelle portate avanti dal governo Monti e, a livello locale da Alemanno su Acea”, afferma l’esponente di Sel Paolo Cento. “A partire dalla Regione Puglia, unica regione che ha avviato la ripubblicizzazione dell’acquedotto e che ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale l’obbligo di privatizzare i servizi locali, Sel è impegnata con sindaci e amministratori locali a difendere in tutto il territorio nazionale l’esito referendario per l’acqua bene comune come contenuto decisivo anche per costruire un’alternativa di governo nel nostro Paese”.

Fonte: La Repubblica

La passerella della ministra Fornero al festival dell’economia di Trento non è riuscita. Attorno all’auditorium santa Chiara, militarizzato già dalla mattina con la creazione di una zona rossa per impedire l’arrivo dei manifestanti, il comitato “Welcome Fornero” in via santa Croce e i sindacati di base in via Piave, hanno svelato la vera faccia del festival e del governo tecnico. Di fronte alla crisi, alle scelte economiche di austerità, alla riforma del mercato del lavoro del DDL Fornero, lor signori vorrebbero solo il silenzio, l’assenza di contestazioni. Due cariche violente della polizia per impedire ai manifestanti di avvicinarsi all’ingresso sono state il biglietto da visita della ministra. Il pomeriggio iniziato alle 16 con il presidio della “coalizione sociale” trentina (dal CSO Bruno, agli studenti di Trento Anomala e TILT, fino a Sel e Rifondazione Comunista) ha visto centinaia di persone assediare fino alle 18.30 uno degli ingressi principali. Nonostante le cariche, con una persona portata via in ambulanza per ferita alla testa e vari contusi, i manifestanti non hanno fatto un passo indietro, ma sono aumentati e avanzando lungo il vialetto principale hanno voluto riprendersi il diritto di contestare i diktat della BCE e utilizzare il festival filogovernativo dell’economia per dire che la partita sulla riforma del mercato del lavoro non è chiusa. Anzi, andando al merito, è possibile continuare la mobilitazione e bloccare la sua approvazione.

Fonte: Global Project

La Repubblica

SCUOLE E ATENEI, ECCO LA RIFORMA – Mercoledì la legge in Consiglio dei ministri: sconti fiscali ai ragazzi più meritevoli, ma solo se meno abbienti

Corriere della Sera

GENERALI, SCONTRO AL VERTICE – Della valle lascia il consiglio

L’Unità

EURO, UN WEEK END DI PAURA – Crescono i timori per la Spagna. Soros dice: la crisi può arrivare a Berlino. In Italia perduti 73 miliardi di investimenti esteri. L’Europa mette a rischio Obama

Il Manifesto

L’UROLO DI PIAZZA TAHRIR CONTRO I “PROCESSI FARSA”

Il Fatto Quotidiano

BANCHE, NOBILI E VATICANO NON PAGANO L’IMU. NOI SÌ – L’ultima beffa: niente tasse sui 50 mila edifici “storici”, anche se affittati a peso d’oro a Bulgari o Vuitton. Intanto milioni di cittadini fanno i conti con la stangata sulla casa. Possibile che a svenarsi siano sempre gli stessi?

A Roma come a Torino e in molte altre città italiane la parata del 2 giugno è stata contestata. In particolare a Roma attivisti no tav sono stati fermati per aver esposto dei cartelli al passaggi di Napolitano. Cartelli strappati e attivisti allontanati dalla vetrina del presidente che a quanto pare non ama sentirsi dire di no. Militari e famigliari hanno così continuato imperterriti nella loro sfilata, con un paese, l’Italia, in ginocchio, scossa e distrutta dal terremoto e piegata dalla crisi economica. Questa la linea di chi al comodo dei palazzi governa pensando di interpretare la volontà popolare tranquillo e beato, consapevole come Monti che tanto i sacrifici o la cinghia non la tira di certo lui. Comprensibile per chi difetta già di suo di umiltà che non capisca mai un bel niente, non provando, non vivendo la vita di ognuno di noi, per le strade, tra chi perde la casa e il lavoro, tra chi i sacrifici li fa e li subisce. Ora gli attivisti no tav sono stati liberati dopo una non piacevole mattinata in compagnia dei fedeli servitori della “Repubblica” pronti come sempre a spegnere il cervello e ad eseguire solo ordini.

Fonte: www.infoaut.org

La comunità internazionale continua a insistere per una “soluzione politica” al conflitto in Siria, dove però anche ieri si è continuato a morire per mano delle forze di sicurezza: almeno 39 i nuovi morti accertati in quello che è stato il 64mo venerdì di festa consecutivo, dall’inizio della rivolta nel marzo 2011, dedicato alle proteste, indetta dalle forze dell’opposizione dopo la tradizionale preghiera del venerdì. Frattanto la Russia, storica alleata del regime di Bashar al-Assad, è sempre più nel mirino delle critiche per l’appoggio che continua ad assicurare a quest’ultimo. Se è vero infatti che, in occasione dell’odierna visita ufficiale a Berlino, il neo-presidente russo Vladimir Putin ha concordato con il cancelliere tedesco Angela Merkel sulla necessità di una “soluzione politica” alla crisi siriana; e se lo stesso Putin, pur continuando a escludere qualsiasi ricorso alla forza che a suo dire “non porterebbe a nulla”, ha tuttavia ammesso esplicitamente che il Paese mediorientale è in “una situazione di grande pericolo” e rischia di sprofondare in una vera e propria “guerra civile”: tuttavia il ministero degli Esteri di Mosca ha diffuso un comunicato nel quale in sostanza avalla le conclusioni dell’inchiesta ordinata dal regime sul massacro di venedì scorso a Hulla, nella provincia centrale di Homs, costato almeno 108 morti tra i civili, compresi 49 bimbi. Nella nota russa si sostiene infatti che l’eccidio non solo è da imputarsi agli insorti, i quali avrebbero ordito una “azione ben pianificata” per vanificare tutti gli sforzi per risolvere il conflitto, ma è stato altresì il frutto degli aiuti prestati loro dall’estero. “La tragedia di Hula”, si afferma nel documento, “ha dimostrato quale possa essere il risultato degli aiuti finanziari stranieri, delle forniture di contrabbando di armamenti moderni ai ribelli, del reclutamento di mercenari e dell’intrattenere rapporti con vari generi di estremisti”. In termini del tutto simili ieri si era già espresso il regime. Contro Mosca ha così sparato l’ennesima bordata il segretario di Stato americano Hillary Rodham Clinton. “Sappiamo che, persino durante l’ultimo anno, c’è stato un traffico molto consistente di armi provenienti dalla Russia per la Siria”, ha denunciato Clinton nel corso di una conferenza stampa in Norvegia. “Riteniamo inoltre che le continue forniture di armi da parte russa abbiano rafforzato il regime di Assad. Da parte nostra”, ha rincarato la dose, “ha suscitato gravi preoccupazioni il fatto che la Russia abbia continuato ad appoggiare tale traffico, a fronte degli sforzi della comunità internazionale per imporre sanzioni al riguardo”. Dal canto suo il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha caldeggiato un “rafforzamento ulteriore delle sanzioni mirate alla classe dirigente” siriana, prima iniziativa da intraprendere per “proseguire” a premere sulle autorità di Damasco. In secondo luogo, ha osservato il titolare della Farnesina a margine della Conferenza sulla Somalia in corso a Istanbul, occorre “capire se conviene essere più precisi nel richiedere un intervento del Tribunale Penale Internazionale, che avrebbe un alto significato di pressione”. A Ginevra frattanto il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, riunito in sessione speciale, ha ordinato l’apertura di una “inchiesta indipendente” al fine di accertare le responsabilità nella carneficina di Hula: la relativa mozione ha ottenuto il voto favorevole di 41 Stati membri su 47: Italia compresa, la cui rappresentante presso le organizzazioni internazionali con sede nella città elvetica, Laura Mirachian, ha avvertito che “l’impunità non è più tollerabile”. In senso opposto si sono espresse soltanto la stessa Russia, la Cina e Cuba, che hanno definito “non equilibrato” il provvedimento; assenti le Filippine.

Fonte: Agi

La Repubblica

“L’EURO RISCHIA LA FINE” – Allarme da Bruxelles. Giù le Borse, disoccupazione record

Corriere della Sera

IL LAVORO NON C’E’, BORSE GIU’ – Balzo della disoccupazione. Crisi, Obama accusa l’Europa

L’Unità

TREMA L’ITALIA SENZA LAVORO – Disoccupazione senza freni: al 35,9% tra i giovani. Giornata nera per le Borse. Sul Pil pesa anche il terremoto. Intervista a Bonanni: la sola risposta è la crescita

Il Manifesto

DISOCCUPAZIONE OLTRE OGNI RECORD E L’EUROPA RISCHIA DI SPACCARSI

Il Fatto Quotidiano

AUMENTANO LA BENZINA E REGALANO 285 MILIONI ALLE SLOT MACHINE – Nelle casse del governo giace un tesoretto destinato ai concessionari del gioco d’azzardo, favoriti dal governo B. con uno scandaloso sgravio fiscale. Che aspetta Monti a cancellarlo per devolvere i fondi alla ricostruzione dell’Emilia?

El Pais

RATO CALIFICA EL PLAN PARA BANKIA DE “BRUTAL INYECCION A COSTA DEL ESTADO” – El expresidente del grupo dice que la capitalizacion es “magnifica” para los nuevos gestores, pero muy perjudicial para los accionistas

Liberation

SYRIE L’ESCALADE – Après le massacre de Houla, la guerre civile semble titale, tandis que la pression diplomatique s’accroit sur les alliés de Damas

The Guardian 

SHARES DIVE AS PANIC SPREADS – Bad news from US and China suggests Europe’s crisis hitting economies worldwide

Die Tageszeitung

“OCCUPY IST EIN HAUFEN VERFICKTER HIPPIES” – Krisen-Protest. Polit-Rocker Billy Bragg halt nichts von Emporten, die nur Platze besetzen. Zwei Drittel aller Jugendlichen haben den Kapiralismus satt, weiB Occupy-Vordenker David Graeber. Der Wandel ist unausweichlich-und wir sind die Zukunft, sagt der spanische “Emporten”-Aktivist Jon Aguirre

The Weekend Australian

PM TOLD: MIGRANTS OR THE MINE – Let workers in or kill the boom, Ferguson warns

Gulf News

SYRIA: US HINTS AT UNILATERAL ACTION – Opposition group free Syrian givers Damascus ultimatum to implement Annan peace plan today

La Jornada

EL DOLAR, EN $14.50; EL BDEM, OTRA VEZ AL QUITE – Al mayoreo, el tipo de cambio perdió 14 centavos para situarse en $14.29. La divisa mexicana acumula una devaluación de 10.3 por ciento en mayo. El banco central inyectó 107 millones de dólares para estabilizar el mercado. El debilitamiento de la moneda es por factores externos, insiste Hacienda

Lo Stato dovrà risarcire per le violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto, nel luglio 2001, nel corso del G8. Lo ha stabilito la Quinta sezione penale della Cassazione che ha respinto il ricorso dei ministeri della Difesa, Interno e Giustizia contro la condanna al pagamento delle provvisionali. La Corte d’appello di Genova, il 5 marzo 2010, aveva stabilito che, malgrado la prescrizione dei reati, i quarantaquattro imputati e i “responsabili civili” (i tre ministeri), dovessero pagare le provvisionali. Ma ancora nessun risarcimento era stato liquidato. Ora la Cassazione, bocciando definitivamente i ricorsi dei ministeri, ha dato l’ok ai risarcimenti. La cifra che lo Stato e gli imputati devono versare è alta: sommando le provvisionali che la sentenza d’appello aggiunge a quelle del primo grado si arriva a 10 milioni di euro. In appello, i giudici avevano dichiarato prescritti i reati contestati alla maggior parte degli imputati (su 44, solo 7 vennero condannati in sede penale), ma stabilirono che tutti dovevano risarcire chi aveva subito violenze.

Fonte: La Repubblica