E’ l’alba a Gaza, le ultime 4 bombe le hanno tirate al porto, sta ancora bruciando, sulle case dei pescatori. Le ultime tre sono volate basse sul nostro palazzo, volati i vetri delle finestre, tremato tutto il palazzo…e comunque non si fermano, ancora ci sono i droni e una esplosione in lontananza ancora adesso…

Meri Calvelli

LA GALLERIA FOTOGRAFICA

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Domenica 27 luglio, giornata di chiusura del festival Traffic a Torino, un gruppo di attivisti filopalestinesi si è presentato in piazza S.Carlo fin dalle 19,30 per seguire i concerti con bandiere palestinesi, esibendo il cartello BOYCOTT ISRAEL e un grosso striscione alto con la scritta STOP AL MASSACRO DI GAZA – PALESTINA LIBERA.

Prima dell’inizio dell’esibizione dei Litfiba, intorno alle 22, gli organizzatori e Piero Pelù hanno incontrato alcuni compagni e un portavoce è salito sul palco facendo appello alle migliaia di persone a mobilitarsi per la fine dell’aggressione israeliana, dell’embargo a Gaza e per l’abbattimento del Muro in Cisgiordania, anche attraverso la campagna di boicottaggio che sul modello di quanto accaduto nel Sudafrica di Mandela può portare alla fine dell’apartheid in Palestina e alla convivenza di arabi ed ebrei in un unico paese.

Durante il concerto poi Pelù ha dedicato alla popolazione di Gaza e della Palestina la canzone “Onda araba”, prendendo e sventolando una bandiera che gli veniva allungata dalle prime file della piazza.

Solidarietà ai presidianti da molta parte del pubblico e alcuni fans che spontaneamente davano il cambio ai “resistenti” che per ore hanno retto lo striscione alto.

Fonte: InfoAut

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Tutto è pre­ci­pi­tato poco dopo le 5, nel pome­rig­gio, dopo una mat­tina di calma appa­rente. Anche se calma non è stata mai per dav­vero per­chè una can­no­nata aveva ucciso un uomo e un bam­bino di 4 anni a Shu­jayea. I pale­sti­nesi da parte loro ave­vano lan­ciato un razzo in dire­zione di Ash­qe­lon, senza fare danni. Nelle strade si comin­ciava a cre­dere alla pos­si­bi­lità che la calma, in occa­sione del primo giorno dell’Eid al Fitr, la festa isla­mica che chiude il mese di Rama­dan, potesse pro­lun­garsi anche nel corso della set­ti­mana fino al rag­giun­gi­mento di quell’accordo di tre­gua per­ma­nente che, nei desi­deri della gente di Gaza, dovrebbe por­tare libertà di movi­mento e un gene­rale miglio­ra­mento delle con­di­zioni di vita. All’ospedale Shifa, dove cen­ti­naia di fami­glie di sfol­lati hanno tro­vato, nei giar­di­netti, un posto dove accam­parsi, ad un certo punto sono arri­vati i volon­tari delle asso­cia­zione di carità per por­tare i regali ai bam­bini rima­sti senza casa. L’Eid al Fitr, per tra­di­zione, è la festa delle fami­glie e dei bam­bini che aspet­tano dolci, gio­cat­toli e qual­che moneta, come a Natale. Una col­lega ad un certo punto ha chie­sto a uno sfol­lato per­chè avesse scelto pro­prio lo Shifa dopo aver abban­do­nato Shu­jayea sotto le bombe 10 giorni fa. «Per­chè è il posto più sicuro per me e la mia fami­glia», aveva rispo­sto l’uomo senza esi­ta­zioni. E noi ave­vamo annuito.Invece non esi­stono più posti sicuri a Gaza. Tutto e tutto sotto tiro. Dopo gli ospe­dali el Wafa, Al Aqsa e Al Durra, ieri anche lo Shifa, in pieno cen­tro a Gaza city, è stato preso di mira. Non diret­ta­mente ma l’avvertimento è stato chiarissimo.

Un mis­sile di pic­cole dimen­sioni, spa­rato da un drone dicono i pale­sti­nesi, ha col­pito il muro peri­me­trale dell’area occu­pata dall’ospedale. I danni sono stati con­te­nuti ma l’accaduto ha creato caos e panico, soprat­tutto tra gli sfol­lati che in quel pre­ciso momento hanno com­preso di non essere più pro­tetti come cre­de­vano. Si è par­lato ini­zial­mente dell’uccisione di due per­sone ma la noti­zia poi è stata smen­tita. L’esplosione è avve­nuta men­tre allo Shifa comin­cia­vano ad affluire i feriti di un altro attacco, molto più grave, atti­buito da testi­moni pale­sti­nesi sem­pre a un drone, avve­nuto a non molta distanza dall’ospedale, nella zona interna del campo pro­fu­ghi di Shate. Una strage di bam­bini riu­niti, in occa­sione dell’Eid, in un pic­colo parco gio­chi con qual­che gio­stra. Otto pic­coli uccisi e due adulti, una qua­ran­tina i feriti, rife­ri­vano ieri sera fonti medi­che. Quando siamo arri­vati sul luogo dell’esplosione, le pic­cole vit­time erano già state eva­cuate allo Shifa. Sulla strada all’esterno del parco gio­chi c’erano lar­ghe pozze di san­gue che gli abi­tanti della zona sta­vano rimuo­vendo con sec­chiate d’acqua. In una di quelle pozze abbiano intra­vi­sto un pen­na­rello, una pan­to­fola e i pezzi di una pistola gio­cat­tolo, con ogni pro­ba­bi­lità rice­vuta ieri in dono da uno dei bimbi uccisi. A pochi metri due auto­mo­bili, ridotte dall’esplosione in ammassi di lamiere. Una era come cri­vel­lata di colpi, come se fosse stata col­pita da raf­fi­che di mitra. Ci hanno spie­gato che quei nume­rosi fori, rotondi, erano stati pro­vo­cati da schegge libe­rate dall’esplosione del razzo. Un gio­vane, con il volto insan­gui­nato, ha spie­gato ai gior­na­li­sti che droni israe­liani sor­vo­la­vano la zona al momento dell’attacco.

Un’altra strage di bam­bini, l’ennesima in que­ste tre set­ti­mane di offen­siva israe­liana con­tro Gaza. E tra i pic­coli uccisi alcuni cugini. Israele però ha negato di essere respon­sa­bile degli attac­chi con­tro lo Shifa e a Shate e ha addos­sato tutta la respon­sa­bi­lità ad Hamas «Pochi minuti fa – ha detto il por­ta­voce mili­tare Peter Ler­ner — ter­ro­ri­sti hanno lan­ciato razzi con­tro Israele: uno ha col­pito l’ospedale di Shifa, l’altro il campo pro­fu­ghi di Shate. Hamas ha chia­ra­mente usato il suo ces­sate il fuoco per rior­ga­niz­zarsi e pia­ni­fi­care attac­chi estesi».

In serata è inter­ve­nuto sull’accaduto anche il capo di stato mag­giore Benny Gantz, che ha riba­dito la ver­sione della respon­sa­bi­lità di “Ezze­din al Qas­sam”, il brac­cio armato del movi­mento isla­mico. Di fronte alle cre­scenti cri­ti­che inter­na­zio­nali per i mas­sa­cri di civili, Israele da alcuni giorni insi­ste con forza sulla tesi della respon­sa­bi­lità dei gruppi armati pale­sti­nesi nella morte di molti civili. Dome­nica, ad esem­pio, aveva anche smen­tito ogni coin­vol­gi­mento nell’uccisione, alla fine della scorsa set­ti­mana, di 17 sfol­lati pale­sti­nesi nella scuola di Beit Hanun, nel nord di Gaza. Più parti hanno fatto rife­ri­mento a tiri di carro armato, caduti nel cor­tile della scuola. Secondo il por­ta­voce mili­tare invece erano stati mili­ziani pale­sti­nesi a spa­rare razzi anti­carro dalla scuola. Israele, secondo que­sta ver­sione, avrebbe rispo­sto al fuoco con colpi di mor­taio, uno dei quali sarebbe caduto nel cor­tile della scuola in quel momento vuoto, quindi senza fare vit­time. E i 17 morti? Secondo i comandi mili­tari israe­liani, biso­gna chie­derne conto ad Hamas. Un reso­conto che con­tra­sta anche con le inda­gini svolte dalle Nazioni Unite che negano che all’interno della scuola col­pita si tro­vas­sero armi o miliziani.

Ieri al tra­monto quella che doveva essere una gior­nata di calma e di tre­gua non dichia­rata si è tra­sfor­mata in un nuovo inferno. L’esercito israe­liano ha chie­sto ai resi­denti di Shu­jaya e di Al-Zaytun di lasciare le pro­prie case – già quasi tutte abban­do­nate, senza con­tare che cen­ti­naia di abi­ta­zioni in quelle zone sono ormai dei cumuli di mace­rie — e di diri­gersi verso la parte cen­trale di Gaza. Israele si pra­pa­rava ad espan­dere ulte­rior­mente la sua offen­siva, anche in rap­pre­sa­glia per l’uccisione di quat­tro (pro­ba­bil­mente) sol­dati e il feri­mento di molti altri in una loca­lità della regione di Esh­kol (Neghev), in un attacco con mor­tai riven­di­cato da Hamas. Non molti minuti dopo, un com­mando di cin­que uomini di “Ezze­din al Qas­sam”, è sbu­cato da una gal­le­ria in ter­ri­to­rio israe­liano nei pressi di Nahal Oz e ha aperto il fuoco su di un gruppo di mili­tari prima di essere annien­tato, pare, da una can­no­nata. Ai resi­denti delle zone israe­liane di Shar HaNe­gev è stato chie­sto di restare nelle pro­prie case men­tre dalla Stri­scia par­ti­vano decine di razzi in dire­zione di diverse città israe­liane, anche della Gali­lea come Kar­miel e Zichron Yaa­kov, e di Cesa­rea sulla costa Mediterranea.

In tarda serata, l’annuncio del pre­mier Neta­nyahu che Israele non con­ge­lerà, anzi, espan­derà la sua offen­siva. «Non fer­me­remo l’operazione fin­ché non avremo neu­tra­liz­zato tutti i tun­nel del ter­rore. La comu­nità inter­na­zio­nale deve chie­dere la smi­li­ta­riz­za­zione di Gaza», ha aggiunto Neta­nyahu. Il mini­stro della difesa Yaa­lon ha invi­tato gli israe­liani ad avere pazienza per­chè l’offensiva andrà avanti. Nel corso della notte le radio pale­sti­nesi hanno rife­rito di un comu­ni­cato di “Ezze­din al Qas­sam” che pro­cla­mava di aver ucciso in un’imboscata tra le rovine di Shu­jayea altri 10 sol­dati israe­liani. Il bilan­cio di morti pale­sti­nesi, ridi­men­sio­nato dome­nica, dopo un nuovo con­teg­gio delle vit­time, ieri sera è tor­nato a quota 1.050 dopo quella che a Gaza chia­mano la “strage dell’Eid”.

Michele Giorgio

Fonte: Il Manifesto

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Galleria  —  Pubblicato: 29 luglio 2014 in Prima Pagina
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Sempre negato sempre vero. La scuola dei paracadusti di Livorno è un luogo di formazione di fascisti. Oppure, ma è lo stesso, una scuola militare che seleziona i propri allievi scegliendoli tra quanti manifestano chiaramente un subcultura fascista.

Ultimo episodio che dimostra inequivocabilmente questa realtà è addirittura un video – quindi non smentibile – che ritrae un folto gruppo di parà  che si è esibito nel noto inno del ventennio Se non ci conoscete.

I militari della Folgore, nel video, sono in divisa, ma probabilmente in un momento di pausa, e sono davanti alla propria caserma. Insieme ad alcuni civili, verosimilmente “amici” venuti a trovarli, tra cui un anziano imberrettato che fa da capocoro, cantano a voce alta “Noi siamo i paraca del Quinto d’assalto”. Alcuni versi dell’inno della Folgore – più volte rimaneggiato per adattarlo all’epoca fascista e poi per renderlo nuovamente “potabile” anche in epoca repubblicana e ufficialmente antifascista – sono però ulteriormente “aggiornati” in questa versione.

Cantano infatti: “Lo sai che i paraca ne han fatta una grossa / Si son puliti il culo con la bandiera rossa!”, che riprende – ancora più involgarita – la versione fascista di Se non ci conoscete, quella cantata al ritorno dalle spedizioni punitive (“Han detto che i fascisti ne han fatta una grossa / si son puliti il naso con la bandiera rossa!”).

Inevitabili le polemiche via web. Da segnalare la solita “minimizzazione”: “era solo un canto goliardico!”. Strani, ‘ sti fascisti… Sono sempre “razza superiore”, tranne quando fanno qualche cazzata (“goliardica”). Quando ammazzano o cercano di farlo (Casseri, Insabato, ecc), scadono improvvisamente a “matti”. Prezzolati dal padrone, e col certificato di handicap mentale quando vengono beccati…

Ma questi sono “militari professionisti”, addestrati e ben pagati dalla Repubblica italiana. Non sembra il caso di mettere un po’ d’ordine – è il caso di dirlo – in questo casino? Ministro Pinotti, niente da eccepire?

Fonte: Contropiano

IL VIDEO DELLA CANZONE FASCISTA DELLA FOLGORE

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Galleria  —  Pubblicato: 28 luglio 2014 in Prima Pagina
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Immaginate di non poter più portare i vostri figli a scuola,
perchè nelle aule ci dormite in centinaia, ammassati l’uno sull’altro.
Immaginate di non riconoscere più il pianto di vostro figlio, perchè nei rifugi (che parola errata!) si è accatastati e il terrore si stratifica e perde i lineamenti dei visi per diventare un unico grande pianto di terrore.
Immaginate di non dormire per giorni, di avere il vostro vicino morto.
Vostra sorella, qualche figlio, un nonno profugo, un altro concime per il giardino a bordo piscina di qualche insediamento.

Immaginate di trovarvi casa occupata da un pezzo di una brigata dell’esercito perchè avete una casa “strategica”.
Immaginate di dover “convivere” con loro in casa, con i loro fucili, con la loro lingua che non è la vostra, con gli insulti,
con i boati, con un cecchino appostato all’ultima finestra in alto, dove magari avevi messo un po’ di basilico.
Immaginate di sapere nome e cognome della testa che salterà, per un proiettile precisissimo partito proprio dalla vostra finestra occupata.

Immaginate il nostro paese, lo stivale:
immaginatelo rosicchiato passo passo. Immaginate di vagare senza salvezza, con i materassi poggiati sulla testa e i piedi stanchi.
Immaginate i chilometri, i villaggi che ti ospitano e che poi dovrai lasciare per nuovi bombardamenti.

Immaginate anche solo un decimo di tutto ciò e sarete a Gaza.
Ma anche in Siria. Sarete palestinesi di Gaza, di Betlemme, di Yarmouk

Se non siete capaci di immaginarlo, se il vostro solo problema son le foto dei bimbi dilaniati che scombussolano la vostra pausa pranzo: state lontani da noi, da chi non dorme la notte per Gaza e per la Gaza che ha in casa.
State lontani, pensate ai vostri sonni tranquilli e lasciateci nella nostra insonnia bombardata.

Fonte: Baruda.net