Marcia Pace: partita la Perugia - Assisi

Centomila persone hanno partecipato alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, partita domenica mattina (19 ottobre 2014) dal capoluogo umbro. Alla marcia c’è stata la presenza di 525 città di tutte le regioni italiane, 115 scuole, 275 enti locali e 478 associazioni. Sono “ben oltre 100.000″ le presenze a questa 20/a edizione Marcia, con un corteo “lungo alcuni chilometri”, ha sottolineato il coordinatore del comitato promotore, Flavio Lotti.

“C’è di tutto – ha detto Lotti – in questo popolo che si è messo in cammino, anche persone con disabilità, e per questo oggi vogliamo dare la voce alla pace e a tutti quelli che la pace non ce l’hanno”. Presente anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera: “La pace – ha detto – ha bisogno di noi, di speranza e la speranza ha bisogno di ciascuno di noi e prima di riformare il Paese bisogna riformare le nostre coscienze”. “Totò Rina – ha detto Don Ciotti – ha dato la mia dichiarazione di morte, ma sui terreni confiscati alle mafie abbiamo aperto poco fa l’ultima cooperativa e questa è la risposta da dare, questa è la pace”.

Ad aprire, in prima fila, la bella bandiera della pace, con i suoi colori vivi, quelli dell’arcobaleno. Tanti cartelli con scritte in difesa dei diritti costituzionali. La partenza è stata caratterizzata dal suono di cento esplosioni diffuso dagli altoparlanti. “Cento colpi – ha detto l’organizzatore della Marcia della Pace, Flavio Lotti – che scandiscono cento anni di guerre, con tante stragi che anche oggi ci sono nel mondo. Siamo qui perché non vogliamo più vedere vittime”.

Fonte: Controlacrisi

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Galleria  —  Pubblicato: 20 ottobre 2014 in Senza categoria
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La risposta al lugubre corteo Lega-fascisti di Milano arriva dal Sud. Un corteo di almeno ottomila immigrati ha animato ieri un lungo tratto di quasi dieci chilometri di Domiziana a Castel Volturno chiedendo una modifica della normativa sull’immigrazione a partire dalla cancellazione della Bossi-Fini. La manifestazione, intitolata “Stop Razzismo”, è stata organizzata dal Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta in contrapposizione alle iniziative “Stop Invasione” organizzate a Milano dalla Lega e da Fratelli d’Italia a Reggio Calabria.

Una lunga mobilitazione partita dopo i fatti di Pescopagano del luglio scorso che qualche giorno fa ha dato i suoi frutti con la presentazione da parte del ministero dell’Interno, tramite il prefetto Mario Morcone, di un piano straordinario che diverrà operativo entro novembre e che farà emergere oltre mille immigrati irregolari di Castel Volturno che hanno determinati requisiti, vale a dire che vivono nel comune casertano da anni, che hanno un lavoro e una famiglia, insomma che non sono più rimpatriabili. All’annuncio dato dagli organizzatori è scoppiato un grande applauso tra gli stranieri. “Siamo qui per chiedere i diritti che ci spettano perché tutti lavoriamo” ha gridato dall’altoparlante Mamadou Kwasi, immigrato ivoriano che da anni lavora a fianco degli stranieri.

“Salvini dà false informazioni e falsi numeri sugli immigrati – ha spiegato Mimma D’Amico del Centro sociale ex Canapificio sede del Movimento Migranti e Rifugiati – quando dice che su 40754 richieste di asilo presentate negli ultimi 14 mesi solo 4288, ovvero il 10%, sono state accettate mentre la restante parte dei migranti richiedenti è ora clandestina. Degli oltre 38mila stranieri non riconosciuti come rifugiati, quasi 23mila si sono visti riconoscere status di protezione diversi (protezione sussidiaria per 9055 immigrati, protezione umanitaria per altri 13649). Dunque solo 12.081 migranti sono irregolari, ma qualcuno ha fatto ricorso contro il diniego al tribunale ed è in attesa di sentenza, qualcun altro si è reso irreperibile mentre moltissimi sono senza passaporto”.

Migliaia anche a Roma, nel quartiere di Torpignattara, venerdì scorso, dove poche settimane fa c’è stato un omicidio razzista di un ragazzo del Bangladesh, Shazhad, di 28 anni e padre di un bambino di appena tre mesi. Sono scesi in piazza per rifiutare la presenza razzista di un gruppetto di fascisti. Quello che doveva essere un semplice volantinaggio è diventato ben presto un presidio di protesta e poi un corteo per le strade del quartiere. A protezione dello sparuto gruppo di neofascisti si sono schierati immediatamente i blindati dei carabinieri e decine di agenti in assetto anti-sommossa, che hanno intimato ai manifestanti di disperdersi. Di fronte al rifiuto di smobilitare, però, i cordoni dei carabinieri hanno dovuto spingere i manifestanti fino al centro dell’incrocio tra via Casilina e via dell’Acqua Bullicante dove l’iniziativa è diventata sempre più affollata e in molti hanno scandito lo slogan “fuori i fascisti e i razzisti da Torpignattara”. La piazza ha deciso di non rispondere alle provocazioni della polizia, muovendosi in corteo per le strade del quartiere dietro uno striscione che recitava “Il vero degrado è la guerra tra poveri”. In molti si sono affacciati dai balconi, salutando la manifestazione che si è conclusa all’altezza del “cannone” di via Casilina. Qui, diversi interventi hanno rilanciato il corteo organizzato dai comitati di quartiere per giovedì 23 ottobre.

Fabio Sebastiani

Fonte: Controlacrisi

Non hanno caschi, non hanno mazze, non hanno futuro, sono minorenni… e questo gli riserva il loro paese. Vergogna!

Cariche della polizia contro gli studenti minorenni del regina margherita che hanno osato contestare la passerella del ministro Giannini nella loro scuola

Due studenti minorenni del regina margherita sono stati feriti alla testa

Uno studente minorenne e’ stato fermato!

Questa è la buona scuola che ha in mente il governo Renzi.

99 Posse

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«Oggi ci sen­tiamo meno soli e meno clan­de­stini, la nostra città ci ha rico­no­sciuto per quello che siamo».

Al di là dei vis­suti e delle emo­zioni per­so­nali, è que­sta la con­vin­zione delle 16 cop­pie omo­ses­suali che ieri mat­tina in Cam­pi­do­glio si sono viste tra­scri­vere, diret­ta­mente dal sin­daco, nel regi­stro dello stato civile, il matri­mo­nio che ave­vano cele­brato all’estero in anni pre­ce­denti.
Non si tratta ancora del regi­stro delle unioni civili – la deli­bera che lo isti­tui­sce potrebbe arri­vare nell’aula con­si­liare già nelle pros­sime set­ti­mane – ma, tec­ni­ca­mente, di un’estensione dello stato di fami­glia. Un atto sim­bo­lico quindi, che non ha valore giu­ri­dico, ma un forte signi­fi­cato poli­tico: per­ché l’amministrazione capi­to­lina rico­no­sce que­sti cit­ta­dini come cop­pia e per­ché pun­gola Par­la­mento e governo a varare una legge nazio­nale che regoli le unioni fra per­sone omosessuali.

Che da que­sto punto di vista l’atto sia signi­fi­ca­tivo lo dimo­strano più di tutto i ten­ta­tivi della destra di bloc­carlo e di dele­git­ti­marlo.
«Marino firma auto­grafi», rea­gi­sce sul suo pro­filo face­book il mini­stro degli Interni Alfano che qual­che giorno fa aveva rilan­ciato il divieto ai sin­daci, total­mente igno­rato, di pro­ce­dere alle tra­scri­zioni e invi­tato i pre­fetti, con una cir­co­lare, ad annul­larle qua­lora fos­sero state effet­tuate. «Il sin­daco Marino ha fir­mato tra­scri­zioni per nozze gay – pro­se­gue il tito­lare del Vimi­nale –. Riba­di­sco: per l’attuale legge ita­liana, ciò non è pos­si­bile. La firma di Marino non può sosti­tuire la legge e non ha dun­que alcun valore giu­ri­dico. In pra­tica, il sin­daco Marino ha fatto il pro­prio auto­grafo a que­ste, peral­tro rispet­ta­bi­lis­sime, coppie».

E a giorni potrebbe arri­vare l’annullamento da parte del pre­fetto Peco­raro, che ha inti­mato al sin­daco di «can­cel­lare le tra­scri­zioni, altri­menti prov­ve­derò ad annul­larle». Severe anche le sco­mu­ni­che della Cei e del Vica­riato di Roma: la tra­scri­zione dei matri­moni delle cop­pie omo­ses­suali cele­brati all’estero – afferma la nota della dio­cesi di Roma – è «una scelta ideo­lo­gica, che cer­ti­fica un affronto isti­tu­zio­nale senza pre­ce­denti» fon­dato su una «misti­fi­ca­zione soste­nuta a livello media­tico e politico».

La cro­naca della gior­nata comin­cia pre­sto. Alle nove del mat­tino il Cam­pi­do­glio è blin­dato. Mili­tia Chri­sti e altri movi­menti cat­to­lici inte­gra­li­sti ave­vano annun­ciato mani­fe­sta­zioni di pro­te­sta, ma non si fanno nem­meno vedere. In piazza Vene­zia creano un po’ di caos al traf­fico alcuni mili­tanti del Nuovo cen­tro destra con le loro ban­die­rine e car­telli con l’articolo 29 della Costi­tu­zione. Sotto il Marco Aure­lio a cavallo, qual­che altro con­te­sta­tore. Alla fine, messi tutti insieme, saranno poco più dei pro­ver­biali quat­tro gatti.

Una gio­vane donna fran­cese, in piazza del Cam­pi­do­glio per par­te­ci­pare a un matri­mo­nio civile di alcuni amici, si informa sulla pre­senza della poli­zia che blocca gli ingressi. Quando apprende il motivo, resta sor­presa: «Ma come, in Ita­lia non c’è una legge per le unioni omo­ses­suali?», chiede. Arriva Fran­ce­sco D’Ausilio, capo­gruppo Pd in Comune: «Quello di oggi è un gesto poli­tico dell’amministrazione per dare con­cre­tezza alle bat­ta­glie sui diritti civili. Nes­sun atto buro­cra­tico potrà fer­mare il cam­bia­mento, già in atto, e impe­dire il diritto di tutte e tutti a costruire un pro­prio pro­getto fami­liare. Chi ancora dice no è fuori dal tempo».

La sala della Pro­to­mo­teca è gre­mita: ci sono parenti e amici delle 16 cop­pie, «fami­glie arco­ba­leno» con i loro bam­bini, atti­vi­sti dei movi­menti lgbt, cro­ni­sti e tele­ca­mere di mezzo mondo. L’atmosfera è di festa. Alle 11 arriva Marino, accom­pa­gnato dal vice­sin­daco Nieri e dall’assessora alle pari oppor­tu­nità Cat­toi e accolto dall’applauso dei pre­senti. «Oggi per molti di voi, per me, per l’amministrazione è un giorno spe­ciale. Ma dob­biamo fare ancora tanta strada per­ché diventi in giorno nor­male», dice il sin­daco nel suo breve saluto. «Tra­scri­vere i vostri matri­moni nel regi­stro dello stato civile di Roma è un atto impor­tante per la vita di tante e tanti, ma nel futuro noi vor­remmo non limi­tarci a tra­scri­vere un diritto, ma a scriverlo».

Poi si comin­cia. «Le signore Gras­sa­do­nia e Ter­rasi sono pre­gate di acco­mo­darsi. Avete con­tratto matri­mo­nio nel 2009 a Bar­cel­lona…», legge Marino, e così per 16 cop­pie, 11 for­mate da due uomini – ma c’è anche una trans – e 5 da due donne, tutte spo­sate (in Canada, Usa, Spa­gna, Por­to­gallo…), molte con neo­nati e bam­bini piccoli.

Dopo la tra­scri­zione, durante la foto di rito, qual­cuno esulta, altri sol­le­vano l’atto come un tro­feo, in segno di vit­to­ria. Alla fine il sin­daco legge una poe­sia di Neruda: «Se saprai starmi vicino, e potremo essere diversi… Allora sarà amore e non sarà stato vano aspet­tarsi tanto». Fuori, in piazza del Cam­pi­do­glio, tenuti a distanza da un cor­done di poli­zia, una qua­ran­tina di con­te­sta­tori. Gri­dano «Ver­go­gna», «Buf­foni». «La vostra cul­tura e con­tro natura», «Marino Fami­glio­fo­bico», «La fami­glia non è una tra­scri­zione» si legge su stri­scioni rica­vati dal retro di vec­chi mani­fe­sti di Teo­doro Buon­tempo. Ci sono espo­nenti del “Comi­tato della fami­glia” che dicono di opporsi alla «disgre­ga­zione della fami­glia». «L’unica fami­glia che esi­ste è quella tra­di­zio­nale», aggiunge Daniele Pinti, con­si­gliere di Forza Ita­lia al VI muni­ci­pio. «L’ennesima buf­fo­nata del sin­daco che avrà 24 ore di glo­ria ma lunedì que­sto atto sarà annul­lato», aggiunge Gior­dano Tre­di­cine, vice-coordinatore regio­nale di Forza Ita­lia. E Luca Gra­ma­zio, capo­gruppo in Regione di Forza Ita­lia, accusa il sin­daco di «voler nascon­dere i danni della sua ammi­ni­stra­zione con que­sta buf­fo­nata e di pren­dere in giro sia la fami­glia tra­di­zio­nale sia le cop­pie omo­ses­suali per­ché l’atto sarà can­cel­lato dal prefetto».

Dall’alto della sca­li­nata della chiesa dell’Ara Coeli un grup­petto di atti­vi­sti lgbt grida «fasci­sti, andate a casa, andate a fare la cal­zetta». Sug­ge­ri­mento accolto: poco dopo i con­te­sta­tori del sin­daco ripie­gano gli stri­scioni e se ne vanno, fra ali di turi­sti che final­mente pos­sono salire in Campidoglio.

Luca Kocci

Fonte: Il Manifesto

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Galleria  —  Pubblicato: 19 ottobre 2014 in Prima Pagina
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La polizia arresta una persona. Nessuna resistenza visibile. Per ammanettarlo sono in 5 contro uno.

Scontri a Torino. Cinque manifestanti fermati dopo i disordini in piazza Castello a margine della manifestazione Fiom. Tre agenti feriti.

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